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Libero Cecchini IL PONTE PIETRA E IL PONTE DI CASTELVECCHIO PRIMA E DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE |
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Il restauro del ponte di Castel Vecchio (1948-1951) Arch. Libero Cecchini Il ponte e la rocca di S. Martino in Acquaro, detti poi di Castelvecchio, vennero fatti costruire da Cangrande II della Scala probabilmente tra il 1354 ed il 1356. Dall'epoca della fondazione fino al principio del secolo XIX non si conoscono del ponte vicende degne di nota. Dopo il trattato di Luneville, del 1802, il complesso fortificato venne smantellato, furono mozzate le torri, abbattute le merlature e gli apparati difensivi sulla sponda di Campagnola, con il ponte levatoio. Gli stemmi scaligeri furono abrasi e l'intero castello trasformato in caserma. Nel 1820, per ordine di Francesco I d'Austria, si iniziò il restauro del ponte, a cura dell'Ufficio Ispezione Centrale delle Acque e Strade del Lombardo - Veneto: venne sottofondata la pila grande nel lato verso il castello e riassettate le pietre paramentali della pila stessa; furono inoltre riparate le soprastrutture smantellate e ricostruite le merlature. Il ponte sorge in quel tratto dell'Adige in cui il fiume, entrando in città con un'ampia curva, è largo circa 120 metri e per la naturale pendenza non deposita materiali né scava. Il livello attuale quindi può ritenersi approssimativamente quello di sei secoli or sono. Il ponte ci si presenta a tre arcate misuranti in corda rispettivamente ml 48,69, ml 29,15 e ml 24,00 nell'ordine dalla sponda destra. Le due pile, rostrate a monte, misurano rispettivamente in larghezza ml 12,10 e ml 6,30. La lunghezza totale del ponte è di ml. 119,90. Le pile hanno una lunghezza rispettivamente di ml. 19,40 e di ml. 17,30, ed entrambe sono in grado di funzionare da spalla. Le parti basamentali delle pile e le ghiere degli archi, collegate saltuariamente tra loro da corsi passanti all'intradosso, sono in pietra, tutto il resto è in cotto. Le singole armille di pietra delle cave della Valpolicella, in massima parte sono di lastrame naturale dello spessore di circa 0,25 - 0,35 detto mezzalone. La larghezza del piano stradale varia da ml 6,00 a ml 6,50. Degno di particolare nota è l'incurvamento in pianta per convessità a monte di circa 23 cm di freccia cui corrisponde una concavità a valle con freccia di 75 cm.
veduta prima della distruzione
Distruzione e ricostruzione Il ponte di Castelvecchio venne abbattuto, come tutti gli altri di Verona, il 24 aprile 1945 dai tedeschi in fuga. Era stata solamente possibile un'opera preventiva di tutela indiretta, consistente di una accurata documentazione fotografica e quindi in un rilievo grafico eseguito tra la fine del 1944 e l'inizio del 1945 in condizioni di estrema difficoltà.
veduta dalla torre dei monconi delle pile
I lavori di ripristino del ponte iniziarono alla fine del 1945 con una prima fase di sgombero dall'alveo delle macerie più ingombranti, condotto dal locale ufficio del Genio Civile in accordo con la Soprintendenza ai Monumenti. Fin da questo momento vennero presi precisi rilievi della posizione in cui i singoli blocchi erano caduti nell'alveo, in modo da poterne individuare l'originaria collocazione. Frattanto venivano predisposti gli studi preliminari e approntati i primi schemi di progetto per la ricostruzione, operando i primi calcoli statici.
merlatura a valle, sezione longitudinale
calcolo grafico degli archi
arcata minora vista a monte e merlature Solamente alla fine del 1948, per diretto interessamento del Ministro della Pubblica Istruzione, la ricostruzione entrò nella fase esecutiva. Venne completato lo sgombero dell'alveo ed effettuati gli assaggi alle pile e alle fondazioni. Le condizioni di fondazione risultarono precarie: le pile risultavano basate su una platea di laterizio semplicemente appoggiata ad uno strato di puddinga, in molti punti corroso. Frattanto veniva approvato il progetto definitivo, cui la Soprintendenza aveva chiamato a collaborare l'ing. Minghetti dal punto di vista tecnico e lo scrivente dal punto di vista artistico. Nel gennaio del 1950 iniziarono i lavori di sottofondazione alle pile e alla spalla destra. Si decise di limitare le operazioni ai mesi di novembre - marzo, nel periodo di magra; le operazioni furono suddivise in due fasi: le arcate minori sarebbero state completate nella prima invernata, la maggiore, nella successiva. Si operò la sottofondazione delle pile, con una fasciatura in calcestruzzo che scendeva di circa 3 metri sotto il vecchio piano di fondazione; si passò quindi al consolidamento della parte superiore delle pile con la sistemazione dei piani di posa, il rafforzamento delle strutture pericolanti e la ricucitura delle parti lesionate mediante iniezioni di cemento a pressione.
Sulla scorta di precisi rilievi e dei dati di fatto ancora esistenti, le fiancate a valle e a monte e i sottarchi delle singole arcate furono delineati nel rapporto uno a dieci. Sulla scorta delle precise annotazioni, prese a suo tempo, e delle fotografie in possesso dell'Ufficio, opportunamente ingrandite, si cercò il preciso collocamento dei conci di pietra recuperati, accantonati e numerati. Si cercò inoltre di determinare, sulla base del colore e della grana delle armille ritrovate, la cava di provenienza, essendo provato che a spessore, colore e qualità assegnati corrisponde una determinata stratificazione naturale e quindi un giacimento ben preciso. Per quanto riguarda il materiale laterizio, dall'esame fatto a suo tempo sul monumento integro e dall'analisi degli elementi recuperati, si riscontrò come il materiale provenisse da più fornaci, con terre di diversa natura e di differenti dimensioni. Si procurò quindi una parte del materiale, del tipo e delle dimensioni desiderate, da vari cantieri di edifici in demolizione e si provvide a far eseguire il restante da varie fornaci veronesi e manto vane opportunamente selezionate. Tra il gennaio e il febbraio del 1950 si costruirono le centine delle arcate minore e mediane, che vennero finite in aprile e quindi disarmate. Frattanto venivano praticati getti di inerte di calce per carichi di rinfianco degli archi; si procedeva quindi all'esecuzione delle murature d'elevazione, delle strutture merlate, dei paramenti. Nel frattempo si era provveduto a fissare con calcestruzzo nell'alveo del fiume, nella zona dell'arco maggiore, la palificata di fondo, necessaria al sostegno della centina maggiore.
centina dell'arco maggiore
posa della ghiera dell'arcata maggiore
L'inverno successivo si procedette alla ricostruzione dell'arco maggiore. Già i primi conci, tutti in blocchi di pietra, erano pronti a piè d'opera per essere collocati, quando il crescere delle acque sommerse la linea di imposta. Quindi fu adottato il partito di costruire una tura di protezione e di collocare i grossi conci nell'acqua, servendosi, come legante, di cemento idraulico.
veduta centrale delle armature La costruzione dell'arco sull'armatura predisposta procedette simmetricamente a sezioni opportunamente alternate sui due fianchi, in modo che l'armatura non avesse a subire deformazioni. Dopo la posa degli ultimi conci, trascorso il tempo necessario per la presa delle malte, il 2 aprile 1951 iniziarono le operazioni per il disarmo dell'arcata: esaminata accuratamente con apparecchi di precisione, la freccia di assestamento si contenne notevolmente sotto i limiti teorici consentiti, non arrivando a mm 6,3 di abbassamento. A questo punto, dal punto di vista statico, il ponte poteva considerarsi terminato.
chiusura delle due arcate minori
si disarma l'arco maggiore Si diede così mano alle gettate di calcestruzzo di rinfianco e alla costruzione delle murature di elevazione delle fiancate, dopo di che si iniziava la gettata del calcestruzzo di riempimento con scorie di carbone. Venne quindi successivamente intrapresa la costruzione delle banchine per il camminamento di ronda e l'elevazione dei merli. Il 20 luglio 1951 i lavori erano conclusi. Il 2 marzo, alla presenza delle maggiori autorità cittadine, S.E. Rev.ma il Vescovo della Diocesi, Mons. Girolamo Cardinale, benedice la prima pietra collocata sulla spalla sinistra del centro del primo corso di imposta dell’arco, come primo elemento della fase di effettiva ricostruzione. Nella pietra è collocata una pergamena firmata da tutti i presenti, il cui testo è il seguente: “Ut Pons a Scaligeris anno MCCCLIV mirabili opere exstructus, per sex deinde saecula Athesis gurgitibus dominatus, a disiectis fugientibus Teutonum copiis VII Kal. Maj anno MCMXLV funditus eversus, posteritati aeque tum utilitate tum voluptate fruendus traederetur, a Guidone Gonella, cive veronesi, supremo in Italia Publici Magisterii Moderatore, aere comparato, adamussim iusta ac prius ratione atque figura restitui iussus est, operis cura et labore Architecto Petro Gazzola, Monumentis Tuendis Praefecto, demandatis, adiuvantivus Alberto Minghetti, rei aedilis perito, et Libero Cecchini, Architecto. Collectis itaque vel minimis ruinarum fragmentis, in Ponte reaedificando suo cuiusque loco reponendis, sollemnis primarii lapidis benedictio ab Ecxellentissimo D.D. Hieronymo Cardinale, Veron. Episcopo, civibus cunctis, qui auctoritate vel dignitate in urbe aminebant, praesentibus, VI Non. Mart. anno MCML peracta est”. 1354 – 1356 - Costruzione del ponte e della Rocca di San Martino in Acquaro poi detto Castelvecchio 1802 - Smantellamento della Rocca e trasformazione in caserma per l’esercito francese 1820 - Restauro del ponte da parte degli Austriaci 1944 – 1945 - Rilievo e documentazione fotografica del monumento 24 Aprile 1945 - Abbattimento del ponte da parte dell’esercito tedesco in fuga 1945 - Inizio lavori di ripristino, studi, progetto 1520 - Parziale ricostruzione durante la dominazione veneziana
Il restauro del Ponte Pietra(1957-1959) Arch. Libero Cecchini Edificato in età repubblicana, il ponte della Pietra venne ricostruito tra il II ed il III secolo d.C. Nuovi crolli d'età medievale ne imposero la riedificazione per giungere, attraverso vari, successivi rimaneggiamenti, fino ai nostri giorni. La solidità dei piani reggenti i due primi archi, poggianti su fondale roccioso, fa pensare legittimamente che tali arcate, dall'epoca del rifacimento romano, non siano mai state scosse né da piene, né da terremoti e che ad esse si siano appoggiate le ricostruzioni delle altre, meno saldamente fondate. Al 1298 risale il primo intervento degli Scaligeri, cui si deve presumibilmente il restauro del ponte e la costruzione della torre. Durante la dominazione veneziana il monumento, restaurato a varie riprese, subì una parziale ricostruzione intorno al 1520. In seguito più volte rimaneggiato, venne distrutto, con gli altri ponti veronesi, la sera del 24 aprile 1945 dai tedeschi in fuga.
veduta prima del crollo
dopo l'esplosione La ricostruzioneIl ponte era un manufatto a cinque arcate, della lunghezza di ml. 92,80 e della larghezza di ml. 7,20 compresi i marciapiedi ed i parapetti. Delle tre principali fasi costruttive, rimanevano la spalla sinistra con le due arcate contigue e le due pile risalenti all'epoca romana; la spalla destra con la soprastante torre, l'arco adiacente e la quarta pila d'epoca scaligera; le due arcate intermedie con l'interposta terza pila sormontata dal grande tondo del periodo veneziano. La parte romana era costituita da grandi blocchi di pietra di S. Ambrogio lavorati a grossa sbozzatura, con accurata rifinitura dei piani di posa. Le parti scaligera e veneta erano a struttura mista: blocchi lapidei della stessa provenienza di quelli romani e muratura in cotto. Nei punti di forza - le ghiere degli archi ed il tondo - la muratura era irrobustita da corsi passanti in lastroni di pietra. Dopo la distruzione del '45 restavano in piedi la prima arcata della riva destra e parte delle pile fortemente lesionate.
grafico del prospetto a monte e a valle
schema della tecnica applicata nel recupero
grafico degli archi romani a monte e a valle
Tra le soluzioni possibili, venne scelta quella della ricomposizione, considerando il ponte una parte unitaria del tessuto della città, l'opera di ricostruzione del ponte, fu suddivisa in tre fasi: - recupero dall'alveo del fiume del materiale utilizzabile, che venne accantonato in luogo idoneo all'esame e allo studio, scavo archeologico per individuare eventuali elementi depositati da precedenti crolli; - numerazione e catalogazione del materiale recuperato per l'inserimento di ogni elemento nella presumibile posizione originale; - rifacimento del ponte sulla base di un'ampia documentazione grafica e fotografica e secondo i metodi costruttivi adottati nelle varie epoche. Il recupero del materiale venne curato dalla Soprintendenza. Per quanto riguarda la parte romana del ponte, allo scopo di facilitare l'opera di analisi e di identificazione, nell'intento di precisare il posto che nella costruzione originaria il blocco marmoreo occupava, si provvide alla scomposizione dell'area dell'alveo fluviale, interessante il ponte esploso, in una rete di quadrati debitamente siglati e progressivamente numerati, in modo da determinare la posizione di ciascuno dei pezzi nella corrispondente casella di tale reticolato. Per ciò che riguarda la parte medievale del ponte, il materiale laterizio ed i lastroni di pietra furono recuperati nella misura consentita dall'entità dell'esplosione che li aveva investiti e dalla loro particolare fragilità. Ciascun pezzo veniva poi scrupolosamente rilevato per la compilazione di una scheda individuale, in cui venivano precisate dimensioni, caratteristiche particolari, stato di conservazione, a cui venivano allegate le riproduzioni fotografiche delle varie facce. Lo scavo archeologico portò alla luce, in corrispondenza della quarta pila (scaligera), un consistente residuo della pila romana e parti dell'arco romano, ma la pila inclinata serviva di sostegno alla pila medievale e all'arco sovrastante, ed il suo recupero avrebbe compromesso la conservazione della pila ancora esistente. Era dunque concretamente impossibile realizzare l'ipotesi, da alcuni ventilata, di un recupero integrale del ponte romano, quale doveva presentarsi prima degli interventi medievali. Anche l'eventuale recupero di elementi singoli non presentava possibilità pratiche in quanto tali elementi risultavano gravemente deteriorati dalle abrasioni esercitate dalle acque del fiume. Prima di procedere a qualsiasi operazione si operarono opportuni sondaggi sulle fondazioni delle pile, che risultarono poggianti in parte su roccia tufacea. Si decise quindi di ricostruire integralmente la prima pila (romana) e parzialmente la terza, danneggiata nella sua parte emergente, e di utilizzare integralmente la seconda e la quarta pila rimaste del tutto intatte. La ricostruzione vera e propria del ponte iniziò con la posa della prima pietra della prima pila, il 4 febbraio 1957. Ultimato il restauro delle pile si procedette alla ricomposizione delle arcate, cominciando dalla quarta, per la quale venne predisposta una centina tubolare in ferro in quanto più economica e più maneggevole nell'opera di montaggio e smontaggio.
centinatura della seconda e terza arcata
impianto del cantiere, veduta generale
collegamento dei conci a chiusura della prima arcata
veduta dell'estradosso della prima arcata
L'arco era serrato il 17 maggio 1957. Per le altre arcate, la cui esecuzione doveva essere necessariamente rimandata alla magra dell'inverno '57 - '58, si predisponevano frattanto le centinature. Il 4 dicembre 1957 si costruì una tura in terra argillosa, necessaria a deviare la corrente al di là della seconda pila e ciò per poter gettare i plinti in calcestruzzo a sostegno della base delle centine tubolari delle prime arcate. Per quanto riguarda invece la terza arcata, costruita su due sole linee di sostegno, ci si appoggiò per il lato destro su un gradone della grande pila medievale e per il sinistro sulla linea di grossi fori presenti sul fianco destro della seconda pila, che fin dall'antichità dovettero servire a reggere le centine. Non potendosi pensare di deviare la corrente in questo settore del fiume, dove si convogliava il principale filone d'acqua, si ritenne di supplire con la costruzione di un pontile galleggiante, idoneo a servire come punto di appoggio per i lavori di costruzione della centina. Il 2 marzo 1958 i lavori di ricostruzione degli archi erano completati. Restavano da eseguire i rinfianchi, i paramenti a vista, la massicciata stradale, i parapetti e la pavimentazione stradale, operazioni portate a termine dopo un anno e concluse con il collaudo del ponte il 3 marzo 1959. Per quanto riguarda i materiali impiegati, i primi due archi, romani, sono stati ricostruiti in conci di pietra con elementi di recupero e di integrazione con uno spessore di m 0,90 e con murature di paramento in cotto dello spessore di m 0,60. Per le parti romane i blocchi reimpiegati sono stati 529 e quelli di integrazione 379, dei quali 169 ricavati da materiale vecchio. Per le parti medievali i mattoni sono provenienti, invece, da demolizione di vecchi edifici. La massicciata stradale è stata realizzata con calcestruzzo di calce, sabbia e ghiaia grossa, misto a pietrame. Il piano viabile è stato ripristinato in cubetti di porfido ed i marciapiedi in lastroni di marmo veronese in conformità alla situazione preesistente e derivata da precedenti ripristini. Per l'esecuzione delle opere sono state impiegate attrezzature mutuate dalle moderne tecniche costruttive, mentre nella esecuzione dei ripristini si sono impiegate le tecniche in uso all'epoca delle varie costruzioni e cioè chiavelle e bironi fissati a piombo per le strutture romane e malta di calce per quelle medievali. Alla presenza delle Autorità. S.E. Mons. Giovanni Urbani, Arcivescovo di Verona ed ora Cardinale Patriarca di Venezia, benedisse la prima pietra nella quale venne collocata la seguente pergamena: “Pons qui Petrae nuncupatur, omnium, qui urbem exornant, vetustissimus, a priscis conditus Romanis, per plura annorum millia Veronensium fata secutus, non semel exundantis Athesis bellorumque iniuria Fractus ac dirutus, Rectorum deinde urbis, praesertim Scaligerorum, cura refectus, postremo VII Kal. Ma. a.d. mcmxlv a fugientibus Teutonicis copiis funditus eversus, in pristinum tandem restituendus studio ac labore Doct. Petri Gazzola, Monumentis tuendis Praefecti; consilio et opera adiuivantibus: Doct. Carolo Anti e Doct. Harturo Danusso, altero rerum romanarum, altero rei aedilis peritiss., ac Libero Cecchini Architecto; opes conferentibus: Supremo Reipublicae ad Monumenta Ministerio, Argentaria Veronensi pro Parsimoniis et Domo Mercatorum, per huius primarii Lapidis benedictionem, ab Excellentiss. D.D. Ioanne Urbani Archiepiscopo, Episcopo Veronensi, civibus cunctis, qui auctoritate vel dignitate in urbe eminebant, simulque magna populi multitudine, praesentibus, IV Non. Febr. a.d. mcmlvii solemniter peractak, resurgere coepit.” Età repubblicana - Edificazione del ponte Pietra II° - III° sec. - Ricostruito Età medievale - Nuovi crolli e riedificazione 1298 - Intervento degli Scaligeri con il restauro del ponte e costruzione della torre 1520 - Parziale ricostruzione durante la dominazione veneziana 1944 – 1945 - Rilievo e documentazione fotografica del monumento 24 aprile 1945 - Distruzione da parte dell’esercito tedesco in fuga 1956 - Presentato al Ministero della Pubblica Istruzione ed ai Lavori Pubblici il progetto completo 4 febbraio 1957 - Inizio dei lavori, posa della prima pietra della prima pila 2 marzo 1958 - Completamento ricostruzione degli archi 3 marzo 1959 - Collaudo del ponte veduta panoramica (click per vedere il filmato)
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