Oreste  Valdinoci

I  PONTI  A  VERONA

 

 

 

 

Verona è una città sull’ acqua e lo era maggiormente un tempo quando i fiumi costituivano le grandi via di comunicazione per il trasporto di persone e di merci,  protezione naturale della comunità che vivevano lungo le rive oppure confini politici tra  popoli.

I ponti costruiti sui corsi d’ acqua, assumevano lo scopo di collegare le due sponde allorchè abitate, di connessione tra strade di particolare rilevanza, mezzo di fuga in caso di pericolo, o, comunque strutture facilmente  difendibili e , se   distrutti, rendevano più difficile e lungo il superamento del fiume.

Compiti strani in effetti quelli di un ponte, utile quando esiste, opportuno, alle volte,   allorché scompare.

In Verona, nell’ ambito cittadino,  oggi ha quattordici ponti la cui data  della originaria costruzione va dall’ epoca romana al 1971.

Manca all’ appello uno dei ponti romani chiamato “ Postumio “, esistito fino  intorno all’ anno 1000, urbanisticamente importante dato che faceva parte della Via Postumia, la  grande arteria romana che provenendo da sud-ovest rispetto a Verona, proseguiva verso est.

Dell’ epoca romana quindi rimane il solo Ponte Pietra, costruito intorno all’ anno 66 d.C. che poi di romano sono rimasti solo i due archi di sinistra dato che i due centrali sono del 1500  e il primo a destra è scaligero.

Del periodo medioevale è rimasto il più bel ponte della città, quello di Castelvecchio, il più ardito, il più interessante architettonicamente e urbanisticamente perché inserito nel castello, una costruzione complessa nelle sue forme di fortezza e nel contempo di armonico palazzo dei grandi signori scaligeri.Fu costruito tra il 1355 e il 1357.

Entrambi i ponti furono distrutti dai tedeschi dell’ aprile del 1945,  e, per la loro complessità, gli ultimi ad essere ricostruiti; il primo nel 1951 e il secondo nel 1959.

Antecedenti al XIX° secolo, come originaria costruzione, abbiamo il Ponte Nuovo e il Ponte Navi, dei quali è ricordata una storia fortunosa, fatta di crolli, manomissioni e rifacimenti.

Il Ponte Nuovo risale al 1179 e serviva per collegare il centro della città con la zona dell’ Isolo,  distrutto da una inondazione nel 1239 fu ricostruito da Alberto I° della Scala nel 1299 ed era in legno. Bruciò nel 1335 e prontamente ricostruito nell’ anno successivo da Mastino II°,  tuttavia  in pietra e in mattoni.

Tuttavia nelle cronache del secolo successivo viene ricordato ancora in legno; evidentemente  ancora una volta era andato  distrutto.

Crollò nel 1439 per il peso delle soldatesche milanesi durante la guerra  con la Repubblica Veneta .Fu ricostruito totalmente in muratura e nuovamente travolto da una piena dell’ Adige tant’ è che nel 1512 venne sostituito da una semplice passerella di legno, manufatto molto meno costoso tenuto conto dei continui crolli ai quali era soggetto il ponte.

Nel secolo XVI°  al grande Sammicheli  si deve la ricostruzione del Ponte Nuovo nell’ anno 1529. Il manufatto sicuramente fu costruito in modo più corretto dei precedenti dato che nella grande piena del 1868 non subì alcun danno; crollò invece nella famosa inondazione del 1882 più per l’ urto dei mulini trascinati dalla corrente che per insufficienze strutturali.

Giovanni Biadego progettò e realizzò un nuovo ponte a struttura metallica; due grandi archi paralleli a traliccio che sostenevano l’ impalcato di legno per il transito delle persone e dei mezzi di trasporto.

Ma anche questa nuova versione del ponte fu demolita nel 1883 per la costruzione dei muraglioni e il nuovo ponte realizzato nel 1894 ; non rispondendo però alle esigenze del traffico, anch’ esso venne smantellato per l’ ennesima volta, ricostruito  e inaugurato nel 1938.

Doveva essere dedicato ad Umberto I° ma fu chiamato sempre Ponte Nuovo e in effetti è stato sempre  tale.

Il vicino Ponte Navi è più antico del Ponte Nuovo dato che è ricordato esistente già prima dell’ anno 1000.

Era fuori della cinta della città antica e collegava il quartiere di  S. Fermo con il così detto Campo Marzio.

Il ponte assunse una grande importanza con l’ allargamento della città verso le Torricelle e in pianura fino all’ altezza dell’ attuale Ponte Aleardi nonché come attracco delle barche che trasportavano persone e cose lungo l’ Adige.

L’ antico ponte fu sostituito al tempo degli Scaligeri, nel 1375,  con un manufatto in pietra su progetto di  Giacomo da Gozo e Giovanni da Ferrara, a quattro campate con tre pile. Elementi caratteristici importanti erano la torre costruita sulla seconda pila e la breve strada che dalla terza pila scendeva verso l’ Isolo; sotto la quarta arcata passava il Canale dell’ Acqua Morta che si immetteva nel fiume.

Nel corso del tempo subì diversi crolli per le piene dell’ Adige ma venne sempre ricostruito con sollecitudine.

Nel 1758 fu ricostruito ancora una volta ma senza torre, teatro di un gesto eroico di un facchino Bartolomeo Rubele  che prima del crollo della torre per la solita piena del fiume, riuscì a portare in salvo due donne e due bambine. A lui molto tempo dopo fu dedicato il  vicino Lungadige.

Resistette alla piena del 1882 ma con i lavori di costruzione dei muraglioni e con l’ interramento del Canale dell’ Acqua Morta fu demolito, sostituito prima con una passerella di legno poi con un ponte a struttura di ferro e  nel 1936 a strutture in cemento armato.

Nel 1800 Verona era diventata una città sempre più importante. La presenza degli austriaci, l’ appartenenza al Quadrilatero assieme a Mantova, Peschiera e Legnago,  impose l’ incremento delle possibilità viabilistiche nell’ agglomerato urbano; a ciò si deve aggiungere l’ esigenza del trasporto ferroviario che richiese ad un certo momento la possibilità di attraversare il fiume Adige.

Nel 1849 fu aperta la linea ferroviaria Porta Vescovo – Vicenza ; nel 1851  la linea Verona – Mantova necessaria anche per motivi militari; tale linea rese necessaria una seconda stazione, quella di Porta Nuova.

Mancava il collegamento con la stazione di Porta Vescovo, al di là dell’ Adige; ciò impose la costruzione di un ponte, necessario anche perché era sempre più forte l’ esigenza di realizzare la Milano – Venezia.

Il ponte, intitolato a Francesco Giuseppe, venne inaugurato il 30 novembre 1852 dal maresciallo Radetzky, in qualità di governatore del Regno del Lombardo Veneto.

Il ponte era in pietra a cinque arcata con fornici laterali per il transito delle persone e per il passaggio dell’ acqua in caso di piena onde alleggerire la spinta sulla struttura del manufatto.

Restò intatto fino alla fine dell’ ultimo conflitto; parzialmente distrutto dai tedeschi, venne immediatamente ricostruito

Se nel 1857 era stata ultimata la ferrovia Milano – Venezia, come collegamento trasversale di regioni contigue e importanti, era sentita sempre di più la mancanza di un collegamento tra il Veneto e il Trentino.

Nel 1858 fu ultimata la linea Verona – Trento con l’ inaugurazione del ponte di Parona.

Il manufatto aveva quattro pile in pietra ma l’ impalcato in legno.

Distrutto dalle bombe nel marzo 1945, fu immediatamente ricostruito dopo la fine del conflitto. Non ebbe mai un nome se non quello di ponte ferroviario di Parona.

Al secolo XIX° appartiene anche il Ponte Aleardi  costruito nel 1879 con il preciso compito di collegare in modo più semplice e diretto la città con il Cimitero Monumentale, evitando ai cortei funebri lunghi e tortuosi percorsi.Era a struttura di ferro a cinque campate.

La grande piena dell’ Adige, dopo appena tre anni lo distrusse. Fu ricostruito immediatamente sempre in ferro. Il transito su questo ponte era condizionato al pagamento  di un pedaggio a vantaggio della ditta costruttrice.

Dopo circa quarant’ anni le sue insicure condizioni di stabilità convinsero l’ amministrazione comunale a pensare ad un nuovo ponte.Il progetto fu elaborato dall’ ingegnere Umberto Zanolini e dall’ architetto Marcello Zamarchi nel 1939.

I lavori furono avviati proprio all’ inizio del secondo conflitto mondiale ma interrotti nel 1942.Il ponte era a tre campate; al momento della interruzione  erano state costruite le pile intermedie; ripresi nel 1949, il ponte fu ultimato l’ anno successivo

Il ponte Garibaldi è un altro manufatto costruito nel secolo XIX° la cui storia è complessa e significativa per l’ abituale difficoltà nei rapporti tra la pubblica amministrazione, le ditte appaltatrice di lavori e i cittadini.

La decisione dell’ amministrazione comunale di costruire il ponte a nord del centro storico, era determinato dall’ esigenza di avere un collegamento diretto con la strada per Trento e di consentire un accesso più facile alla città per gli abitanti che via via si erano insediati nelle frazioni.

La pubblica amministrazione bandì quello che oggi è chiamato “ appalto – concorso “, ma la gara andò deserta..

Nel 1885 apparve un certo ing. Alfredo Enrico Newille che propose un progetto e la sua realizzazione in cambio del pagamento a suo favore di un pedaggio definito nei più minuti particolari.

Ovviamente la proposta fu immediatamente accolta dall’ Amministrazione dato che non doveva sborsare una lira.

In verità il progetto non era molto elegante, anzi assai povero nelle sue forme; struttura in ferro a tra luci e  impalcato di legno, ma resistette a tutte le piene dell’ Adige.

Il ponte fu inaugurato nel 1864 in due distinti momenti, il 16 agosto dal vescovo di Verona Luigi di Canossa e il giorno dopo dall’ autorità  civile dando luogo così ad una significativa separazione dei poteri, religioso e civile.

Con l’ annessione del Veneto all’ Italia, nel 1866, sparirono le sentinelle austriache e il portone che chiudeva il ponte nella notte rimase sempre aperto, ma rimase anche l’ onere del pedaggio fino al 1915 quando la popolazione,stanca del tributo, convinse l’ Amministrazione a toglierlo; l’ ing. Newille fu tacitato con la soma di lire 180.000. Nel  1867 Giuseppe Garibaldi transitò sul ponte per recarsi ad Avesa da un suo amico; la folla esultò per  la presenza dell’ Eroe e volle che il ponte fosse a lui intitolato.

Per le aumentate esigenze di traffico il ponte fu demolito, ricostruito in pietra e cemento armato e inaugurato il 21 aprile 1935.

Decoravano il ponte quattro statue ; la posa dei personaggi rappresentati indusse i veronesi a chiamare il Ponte Garibaldi il “ Ponte degli Strachi “.

Demolito dai tedeschi nel 1945, fu ricostruito nel 1947  con forme più semplici e senza le statue.

Del novecento sono tutti gli altri ponti con una netta distinzione tra quelli costruiti prima del conflitto e fatti saltare dai tedeschi e quelli realizzati dopo.

Il più antico è il Ponte della Diga, chiamato così in quanto tra le pile furono montate paratoie mobili in ferro per raccogliere e convogliare l’ acqua dell’ Adige  nel Canale Industriale Camuzzoni utilizzato per la produzione di energia elettrica destinata alle industrie posta a sud di Verona.

L’ anno di costruzione è il 1923; era ad una sola corsia ma consentiva anche il transito di veicoli.

Distrutto nel 1945 fu ricostruito immediatamente l’ anno successivo

Nel 1929 fu inaugurato il Ponte Catena; collegava Borgo Trento con la circonvallazione della città, quella esterna alla cinta muraria che oggi costituisce l’ unico accesso, oltre l’ Adige, all’ esteso quartiere del Saval, compreso tra Borgo Milano e la grande ansa del fiume.

Il nome “ Catena “ deriva da un antico sbarramento della dogana scaligera, cioè da una catena distesa attraverso l’ Adige per impedire alle barche dei contrabbandieri o alle persone comunque sgradite, di entrare in città nelle ore notturne.

Esiste ancora oggi in mezzo al fiume una torre, mai travolta dalle piene, che ospitava il corpo di guardia.E’ un interessante e significativo ricordo rimasto oggi dell’ amministrazione dei signori scaligeri.

Non poteva mancare a Verona un segno palese e importante della Grande Guerra.

La decisione di costruire un ponte dedicato alla Vittoria fu presa dal Consiglio Comunale nella seduta del 14 giugno 1923, in verità una decisione non proprio  tempestiva dato che erano trascorsi oltre quattro anni dal novembre 1918 e dovettero passare altri sei anni per la sua inaugurazione.

La scelta progettuale avvenne attraverso un concorso bandito nel 1924 vinto dall’ architetto veronese Ettore Fagiuoli in collaborazione con l’ ingegnere Ferruccio Cipriani.

Il ponte era a tre arcate  e due pile in corrispondenza delle quali sporgevano altrettanti terrazzini panoramici.

Sulle testate del ponte vennero realizzati quattro grandi piedistalli sui quali furono poste lapidi con il testo di alcuni bollettini di guerra, tra i quali il famoso e ben noto “ Bollettino della Vittoria”.

Sulla sommità dei piedistalli troneggiavano gruppi scultorei in bronzo.

Il Ponte della Vittoria era forse il più significativo, il più  elaborato ed elegante ponte di tutta la città.

Fu parzialmente distrutto dai tedeschi alla fine della guerra, ricostruito e inaugurato il 4 novembre 1953.

Vicende curiose  ebbero i quattro gruppi scultorei ;  salvati dalla guerra, ma oggetto di aspre critiche da parte di alcuni ben pensanti cittadini, per talune evidenze anatomiche di uomini e animali, tant’ è che il ponte, ricostruito, venne inaugurato senza le statue.

Il divieto fu successivamente tolto e oggi il complesso è ritornato come era stato ideato, salvo talune semplificazioni rispetto al progetto originario quali l’ assenza dei terrazzini sporgenti e l’ eliminazione della voluta di chiave dei grandi archi.

Il Ponte San Francesco è l’ ultimo verso sud destinato alla viabilità urbana di Verona; collegava la circonvallazione interna e oggi mediante un raccordo anche la circonvallazione esterna, con Porta Vescovo.

I lavori furono ultimati nel 1930. Distrutto nel 1945, fu ricostruito nelle medesime forme originarie e inaugurato nel 1950.

Dopo la conclusione del conflitto si realizzarono sull’ Adige due ponti, il ponte del Risorgimento e il Ponte del Saval.

Il primo realizzato tra il 1966 e il 1968, su progetto dell’ ingegnere Pierluigi Nervi, collega il quartiere di Borgo Trento con il quartiere di S. Zeno e consente altresì l’ immissione del traffico nella circonvallazione interne ed esterna.

Il Ponte del Saval, inaugurato nel 1971 su progetto dell’ ingegnere Bruno Gentilini e dell’ architetto Antonio Pasqualini, ha compiti di viabilità extra urbana; collega la Statale 12 o più precisamente la via Cà di Cozzi a nord di Verona, con il nuovo quartiere del Saval e con la circonvallazione esterna alla cinta muraria.

Transita alto sull’ Adige, ha forme eleganti e slanciate nonché il primato di essere il ponte più largo esistente a Verona.

 

 

 

 

 3  maggio 2004

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