Francesco Vecchiato, Il Certamen Catullianum di Lazise. 1967-1992.

 

Il Certamen Catullianum veniva fondato nel 1967 da Lanfranco Vecchiato, professore di lettere - italiano e latino - al liceo scientifico “Angelo Messedaglia” e poi preside nello stesso istituto, che nei confronti della lingua e della cultura latina nutrì una straordinaria passione. La vicenda umana di Lanfranco Vecchiato è scandita da un numero sorprendente di iniziative culturali. Nel decennio 1949-1959 egli avviava il dibattito sull’esigenza di dotare Verona di una sede universitaria, attivando la Scuola Superiore di Scienze Storiche, istituita nel 1950 e intitolata a “Ludovico Antonio Muratori”. Dalla “Muratori” nel 1959 sarebbe sbocciata la facoltà di economia e commercio[1]. Dal 1959 al 1967 troviamo Vecchiato impegnato in progetti di grande spessore come la Lectura Dantis Scaligera. La terza fase della sua creatività culturale è legata alla fondazione dell’Accademia Catulliana, egida sotto la quale promuove il Certamen Catullianum[2].

            Il ciclo dantesco sarebbe stato anni dopo illustrato da Vecchiato proprio a Lazise in questi termini:

 

Nel luglio 1965 si concludeva a Lazise il ciclo delle manifestazioni dantesche indette per celebrare il VII centenario della nascita del sommo poeta fiorentino (1265-1965). Iniziate a Verona nell’anno accademico 1959-60 con la Lettura Dantesca Veronese (Lectura Dantis Scaligera), che, nello spazio di cinque anni, presentò il commento di tutti i cento canti del poema divino e una serie di temi danteschi di alto interesse scientifico, si chiusero a Lazise sul Lago di Catullo con i Corsi estivi per stranieri. Verona in tanti secoli di vita del culto di Dante non vide mai un complesso di studi così vasto e a tale livello; i Corsi estivi ebbero per tema ‘Dante e l’Europa’, che fu svolto seguendo il filo di argomenti assai indovinati ad opera di studiosi specializzati e alla presenza di giovani attenti ed interessati. A Verona la Lettura Dantesca Veronese fu tenuta nella Loggia di Fra Giocondo in piazza Dante, alle ore 11 di ogni domenica dal dicembre all’aprile per tutto un quinquennio; a Lazise i Corsi danteschi per stranieri si svolsero nella Chiesa di S. Nicola al porto, gioiello dell’arte romanica, per quasi tutto il mese di luglio 1965. Sulle motivazioni del centenario dantesco si attuò fra Lazise e Verona una intesa di programmi, feconda di più duratura attività culturale. L’intesa fu possibile per il fervido spirito di iniziativa del presidente dell’Accademia catulliana prof. Lanfranco Vecchiato e per la disponibilità previdente e fattiva del dr. Gaetano Rossetti, presidente dell’Azienda autonoma di soggiorno e turismo di Lazise. Infatti sui Corsi estivi per universitari e laureati stranieri, nel giugno 1967 sorsero ad opera dell’Accademia catulliana, il Certamen Catullianum o Concorso internazionale di composizione latina e le Manifestazioni culturali del maggio lacisiense[3].

 

I corsi estivi di Lazise concludevano un’esperienza quasi decennale. Così Vecchiato sintetizza quest’altra sua creatura:

 

Nel luglio 1954 a Garda si inaugurarono i corsi estivi per universitari e laureati europei di lingua e letteratura italiana, storia ed arte. Nel 1962 passarono a Malcesine, si chiusero a Lazise nel 1965[4].

 

La prima edizione del Certamen si tenne a Lazise nei giorni 2-3-4 giugno ‘67. Nel primo giorno aveva luogo la prova scritta con possibilità di scelta per il candidato fra tre temi proposti dalla commissione. Il secondo giorno era dedicato alla correzione degli elaborati, nel terzo si consacravano i vincitori con una solenne cerimonia di premiazione. La redazione dell’elaborato doveva quindi essere effettuata dai concorrenti in Lazise, e non a casa, come sarebbe invece avvenuto nelle edizioni successive. La segreteria del concorso era presso il liceo scientifico “Angelo Messedaglia”, istituto del quale Lanfranco Vecchiato era preside. A capo della commissione giudicatrice fu collocato il provveditore agli studi di Verona, Pietro Leone, che operava avvalendosi della collaborazione di professori scelti tra le scuole veronesi di maggior prestigio. Alberto De Mori, Caterina Vassalini[5] e Luigi Biti erano docenti del liceo classico “Scipione Maffei”; Giovanni Doro, Felice Ferrarese e Giorgio Ragusa insegnavano al liceo scientifico “Angelo Messedaglia”; Giorgio Manzini, Regolo Bresciani e Riccardo Spezie all’istituto magistrale “Carlo Montanari”. Federico Visentini del liceo scientifico “A. Messedaglia” fungeva da segretario della commissione. Il consiglio di reggenza dell’Accademia Catulliana era all’epoca formato dai presidi delle scuole direttamente coinvolte nell’organizzazione ed espletamento del Certamen: Lanfranco Vecchiato del “Messedaglia”; Pier Luigi Laita del “Maffei”; Giovanni Vecchiato del “Montanari”; Remo Bittasi dell’Accademia Cignaroli. Il concorrente vincitore del Certamen riceveva 150.000 lire, somma non certo insignificante nel 1967. Premi in denaro di minore entità erano previsti  anche per altri cinque classificati. A tutti i concorrenti si offriva l’ospitalità «dalla sera del 1° giugno alla sera del 4 giugno 1967», estesa all’accompagnatore («preside o professore o parente»), ma «soltanto degli studenti vincitori».

Nel dicembre 1975, apprestandosi a bandire l’edizione del Decennale, che si sarebbe tenuta nel 1976, nel tracciare un bilancio delle prime nove edizioni del Certamen Catullianum, il suo fondatore - Vecchiato - esprime particolare gratitudine nei confronti dell’Azienda di Soggiorno di Lazise, di cui era stato presidente dapprima Gaetano Rossetti e quando questi nel dicembre 1971 era divenuto assessore provinciale al turismo di Verona, gli era subentrato l’ingegnere Renato Fattorelli[6]. Vecchiato non dimentica un uomo dell’azienda di soggiorno prematuramente scomparso:

 

Nel chiudere questo breve bilancio di un decennio[7] del Certamen Catullianum il ricordo ci porta davanti agli occhi della mente la cara figura del Rag. Alfonso Pachera, direttore solerte dell’Azienda di Soggiorno di Lazise, morto improvvisamente ancora giovane, pieno di speranze e di propositi, che alle nostre Manifestazioni culturali si è dedicato con largo senso di comprensione e molto entusiasmo[8].

 

Nelle righe di presentazione del Certamen, in vista della decima edizione che si terrà nel 1976, Vecchiato dopo gli uomini dell’Azienda evoca le centinaia di persone e di autorità («sindaci ed assessori, presidenti provinciali e di enti pubblici, onorevoli, e funzionari del Ministero della P.I.»), che hanno onorato della loro presenza il maggio lacisiense. Nominativamente menziona Salvatore Comes, direttore generale dell’istruzione universitaria del Ministero della Pubblica Istruzione, e i provveditori agli studi di Verona, Pietro Leone[9], Salvatore Sillato[10], Ottaviano Corbi e Giovanni Varanelli. Dedica quindi sentite parole di riconoscenza a Gino Barbieri, prorettore dell’università di Verona, da lui coinvolto fin dalla 2ª edizione, e che a partire dalla 3ª diventa presidente della commissione giudicatrice, mentre presidente del «Certamen», è Alberto De Mori, assessore alla cultura del comune di Verona.

Queste le parole dedicate da Lanfranco Vecchiato a Gino Barbieri:

 

La presenza, di anno in anno sempre ambita ed efficace, del preside della Facoltà di Economia e Commercio di Verona, prof. Gino Barbieri, porta negli incontri di Lazise una testimonianza non solo autorevole, ma anche una garanzia di serietà e d’impegno, una certezza di valori ideali raggiunti, un giudizio che premia e conforta coloro che nel lavoro di queste iniziative non risparmiano né il senso dell’inventiva, né la disponibilità al sacrificio[11].

 

Personalità di eccezionale rilievo per il buon esito delle iniziative culturali di Lanfranco Vecchiato è senz’altro il catanese Salvatore Comes. L’occasione per il primo incontro viene così evocata:

 

Nell’autunno 1950 ebbi l’occasione di conoscere per la prima volta Salvatore Comes. Ero andato a Roma al Ministero della Pubblica Istruzione per sollecitare da parte dell’onorevole Guido Gonella, ministro, un appoggio e l’approvazione della Scuola superiore di Scienze Storiche, che avevo deciso di fondare a Verona… L’allora capo gabinetto del ministro Gonella, dr. Comes, mi accolse subito con la sua abituale e naturale cortesia e facile disponibilità. Gli ero stato presentato dal veronese Luciano Dal Falco, giovane promettente, mio ex-scolaro che in quegli anni a Roma (la Roma di De Gasperi, Scelba e  Gonella…) iniziava la sua carriera politica. Ora (1974) il Dal Falco è senatore. Salvatore Comes facilitò la mia richiesta, predispose i termini della lettera, che poi arrivò a firma del Ministro in data 30 novembre 1950, per cui mi fu possibile rompere gli indugi ed organizzare la Scuola[12].

 

Quanto alla presenza di Salvatore Comes a Verona, a sostegno anche del Certamen, questo il ricordo:

 

Salvatore Comes fu sempre presente a Verona, ora all’inaugurazione dei corsi estivi per laureati ed universitari europei e di quelli di scienze storiche, ora ai corsi di aggiornamento magistrale, ora per conferenze e cerimonie, ora per il certamen catullianum ed infine anche alle manifestazioni culturali veronesi, inaugurate il 17 dicembre 1972. Fu l’ultima volta!

 

Quanto all’impegno di Comes per favorire il decollo dell’università, questa la testimonianza di Vecchiato:

 

Il direttore generale Comes poteva senza dubbio meritare la cittadinanza onoraria della città scaligera, giacchè la sua autorità, la sua fedele e costante premura di studioso e di funzionario si concentrarono spesso sul problema universitario veronese e fu in ogni momento saggio e prudente consigliere.

 

Salvatore Comes era anche uomo di grande cultura:

 

Il direttore generale Comes all’esperienza pluridecennale del ministero e dei problemi della scuola di ogni ordine e grado, univa un raro equilibrio e soprattutto l’anima del poeta, l’acutezza del critico e del ricercatore, la validità e l’altezza di una cultura letteraria più degna di una cattedra universitaria che di una poltrona ministeriale[13].

 

            Nel lanciare l’edizione del decennale (1976), si tornano a pubblicizzare i nomi dei membri della commissione giudicatrice del Certamen Catullianum. Accanto a Gino Barbieri, preside della facoltà di Economia e Commercio dell’università di Verona, siedono ora gli universitari Silvio Pasquazi (Ordinario nell’università di Roma), Guglielmo Zappacosta (Ordinario nell’università di Perugia)[14], e Pier Luigi Laita (Docente nell’università di Verona), i professori di liceo Guglielmina Bigi (segretaria del Certamen), Alberto De Mori, Caterina Vassalini, Luigi Biti, Giovanni Doro e Severino Lucchi, i presidi Angelo Zampieri e Adele Nalin. La rosa dei giudici si completa con la presenza di due ecclesiastici, mons. Pietro Rossetti, dottissimo sacerdote originario di Lazise, professore di diritto canonico e giudice del Tribunale Ecclesiastico, e Padre Eliseo Barbisan, carmelitano scalzo, personalità straordinaria per la competenza nella lingua latina. La commissione conoscerà negli anni numerose variazioni. La 14ª edizione del premio propone un notevole avvicendamento. Gli universitari sono Gino Barbieri, Silvio Pasquazi, Pier Luigi Laita e Fernando Salsano dell’università di Salerno. Modificata risulta anche la rappresentanza dei professori di liceo, che sono ora Armando Gallina[15], Severino Lucchi e Tiziano Pistoso. Ne sono usciti, quindi, Caterina Vassalini, Luigi Biti, Giovanni Doro e Adele Nalin[16]. La commissione si completa con i nomi confermati di Angelo Zampieri, Pietro Rossetti, Eliseo Barbisan, Guglielmina Bigi, oltre naturalmente a Lanfranco Vecchiato, che rimarrà per tutti i 26 anni il vero motore della difficile e laboriosa opera di valutazione degli elaborati. Armando Gallina, docente di lettere nel liceo classico “Scipione Maffei” commemorerà la figura di Caterina Vassalini, «latinista insigne, medaglia d’oro dei benemeriti della scuola e della cultura», nel corso della mattinata di studio dedicata a «Incontro sul latino come categoria di una civiltà perenne», effettuata in Dogana Veneta, venerdì 23 maggio 1980, una delle numerosissime iniziative del maggio lacisiense, organizzate dall’Accademia Catulliana[17]. Un nuovo incontro sullo stesso tema avrà luogo l’anno dopo, venerdì 22 maggio 1981 ore 10,30. Accanto ai relatori Salvatore Fini, Pier Luigi Laita, e Aldo Zanini, avremo un nuovo intervento di Armando Gallina, questa volta nel «bimillenario della morte di P. Virgilio Marone». Gallina sviluppa il tema «Virgilio ‘onore e lume’ della poesia latina e il ‘buon maestro’ dei poeti medievali e di Dante»[18].

            La 14ª edizione offre l’occasione per tracciare un nuovo bilancio, a partire dagli anni che hanno immediatamente preceduto il Certamen. Questo il quadro complessivo proposto da Vecchiato:

 

                A Lazise nell’estate 1965 furono organizzati i Corsi Estivi Danteschi per Universitari e Laureati Europei in occasione del VII centenario della nascita di Dante. Nel 1966 furono tenuti i Convegni per le Celebrazioni dell’Annessione del Veneto all’Italia. Nel 1967 si istituì il Certamen […]. Mentre “quotannis” si ripetono alcuni Incontri o Convegni o Premi, come l’Incontro sul Latino, il Convegno sul Folklore e sul Dialetto, i Premi Berto Barbarani, Aleardo Aleardi e Arte-Scuola, perché integrano per molti e vari motivi il Certamen Catullianum, altri invece, che rispondono ad esigenze contingenti, tuttavia importanti, sono introdotti nei programmi da attuare di anno in anno[19].

 

Tra questi, i convegni internazionali sulla civiltà ottoniana, propedeutici all’appuntamento del primo Millennio del Privilegium Othonis, concesso a Lazise nel 983. Nell’annunciare il primo convegno in programma nel 1980, si riportano delucidazioni al tema, tratte da scritti di Luigi Simeoni e di Giulio Sancassani, che recitano:

 

Del soggiorno di Ottone II a Verona è rimasto ricordo nel diploma del 7 maggio 983, con cui concesse ai 18 abitanti di Lazise (fra cui il prete) i diritti di pesca e di ripatico (dazio sulle merci) perchè provvedessero a fortificare il Castello, in compenso dei privilegi ottenuti. Documento notevole di autonomia rurale, che sembra a noi eccezionale solo perchè raramente così documentato (L. Simeoni, Verona, Roma, Edizioni Tiber, 1929).

Il Privilegium Othonis per Lazise è conservato in copia negli Archivi di Verona e di Venezia ed è stato pubblicato nei Monumenta Germaniae Historiae, dai quali apprendiamo che l’imperatore fece sosta a Verona tra il 7 maggio e il 17 giugno dell’anno 983 e che da Verona la sua cancelleria emanò 22 diplomi, tra cui uno per il Capitolo di Verona che tuttora in originale vi è conservato (G. Sancassani).

Il Comune di Lazise custodisce uno dei più interessanti archivi storici del lago di Garda. Tra i suoi documenti vi sono le copie molto vicine agli originali del diploma di Enrico IV dell’anno 1077, di Federico I Barbarossa dell’anno 1184, di Ottone IV, imperatore, dell’anno 1210, che il Comune custodisce nel suo originale in pergamena (G. Sancassani)[20].

 

Il convegno ottoniano, in programma giovedì 22 maggio 1980 alle ore 10,30 in Dogana Veneta, avrebbe visto la partecipazione degli universitari Giorgio Borelli ed Egidio Rossini dell’università di Verona, accanto al preside Angelo Zampieri e a Giulio Sancassani dell’archivio di stato di Verona[21]. Il «IV convegno di studio sull’età ottoniana» avrà luogo sabato 5 giugno 1982 ore 10,30, in Dogana Veneta. Introdotto e moderato da Giorgio Borelli dell’università di Verona vi intervengono Gian Paolo Marchini, Laura Castellazzi e Pietro Rossetti[22]. Prima dell’inizio dei lavori del convegno presieduto da Giorgio Borelli, Vecchiato era intervenuto per tributare un pensiero a Giulio Sancassani, archivista e studioso. A lui dedicava queste parole:

 

Permettete che prima di dar inizio a questo Convegno di studio sull’età ottoniana in vista del 1° Millennio del Privilegio di Ottone 2° concesso a Lazise nel 983, io ricordi a voi amici e colleghi la nobile figura di Giulio Sancassani, scomparso immaturamente in una triste sera del dicembre scorso. Egli ha sempre visto con simpatia questi Incontri di studio a Lazise e vi portava la sua profonda e larga preparazione storica ed archivistica senza pose, senza gesti, senza gonfiature che sono tanta parte di molti resoconti, offerti in occasione di riunioni accademiche. Ai giovani che certamente non l’hanno conosciuto, dico che era lo studioso onesto, equilibrato, rivolto alla ricerca senza pregiudizi, senza malanimo, preoccupato soltanto della verità e chiarezza, documentata e esattamente interpretata. Sottolineo la sua onestà di studioso, che come l’onestà in generale, non è una virtù tanto comune. Io spero di dedicargli nel prossimo futuro ben più di queste parole e molto probabilmente proprio qui a Lazise, dove la mia amicizia lo chiamava in nome di una solidarietà culturale rimasta intatta per più di trent’anni. Chiedo venia ed invito l’amico Borelli a presiedere il Convegno[23].

 

Il 23 marzo 1985, nell’aula consiliare del municipio di Lazise, Vecchiato faceva dono dello studio prodotto dal prof. Giovanni Santini sul Privilegium Othonis ai consiglieri comunali lacisiensi, riuniti per l’ultima volta al termine della legislatura. Nel diploma dell’imperatore Ottone II del 983 erano indicati i nomi dei 18 cittadini di Lazise, beneficiari del privilegio di costituirsi in libero comune. Lanfranco Vecchiato, imitando il gesto dell’imperatore Ottone II, nella sua introduzione al saggio di Santini riportava il nome di tutti i 20 consiglieri comunali lacisiensi. Al termine della solenne cerimonia commemorativa del millenario ottoniano e quindi della nascita di Lazise come libero comune, il presidente dell’Azienda di Turismo, Amilcare Magagnotti, avrebbe fatto omaggio a Vecchiato di incisioni dell’artista Nereo Tedeschi. Una di queste rappresentava la chiesa romanica di S. Nicolò al porto dove per tanti anni si tennero le manifestazioni del maggio lacisiense prima di passare alla Dogana Veneta.

Al di là degli incommensurabili meriti del comune di Lazise, un posto di rilievo in questa mia ricostruzione storica spetta alla Cassa di Risparmio, nella cui azione a favore del Certamen Catullianum isolo due momenti, uno intermedio sotto la presidenza di Domenico Mirandola, e poi quello finale con Gino Barbieri ai vertici dell’istituto di credito.

            Domenico Mirandola decise di accollarsi l’onere di una pubblicazione che raccontasse la storia delle prime 15 edizioni del Certamen. Un paio di mesi dopo tale decisione, Vecchiato trasmetteva alla Cassa di Risparmio il materiale da lui selezionato. Egli non si limitava a tracciare la storia dell’evento culturale e a proporre una scelta antologica di brani composti da vincitori del concorso lacisiense. Egli aveva previsto anche due sezioni antologiche, una sul ”latino vivo”, contenente passi tratti da scritti di Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, il cardinale Pericle Felici, Teodoro Ciresola e Giovanni Battista Pighi. La seconda sezione era destinata a ospitare le relazioni lette da dieci studiosi intervenuti a Lazise in occasione del Certamen.

            Tra gli studiosi selezionati per il progettato volume sulla storia del Certamen, figura anche Teodoro Ciresola, vincitore di 13 medaglie al Certamen poeticum di Amsterdam, di 12 al Certamen Vaticanum e di 12 al Certamen Capitulinum di Roma[24]. Nato a Quaderni (Verona) il 7 maggio 1899, muore a Milano il 20 gennaio 1978. Aveva trascorso la sua giovinezza a S. Michele Extra. Allievo del collegio don Nicola Mazza, frequentò le scuole medie inferiori e superiori del Seminario Vescovile. Nel 1916, a 17 anni consegue – al Liceo classico “Scipione Maffei” – la maturità classica ‘d’onore’, vale a dire con la media del 9. Volendo abbreviare gli studi, aveva ottenuto di sostenere gli esami di maturità nella sessione autunnale, avendo superato in luglio gli esami della classe precedente con il massimo dei voti. Inizia gli studi universitari a Pavia, presto interrotti per il servizio militare in zona di guerra. Nel 1922 si laurea a Pavia. Dopo aver insegnato in varie città, tra cui Foggia, Bolzano e Brescia, dal 1929 fu titolare al liceo “Carducci” di Milano fino alla pensione. A Milano gli è stata intitolata la scuola elementare di viale Brianza 14. Il fratello, don Giovanni Ciresola (1902-1987), morto in odore di santità, fu parroco a Cancello (Verona), quindi a Poiano di Valpantena, dove incoraggiato da San Giovanni Calabria, per 34 anni suo direttore spirituale, dette vita alla congregazione delle Povere Ancelle del Preziosissimo Sangue[25]. Giovanni era il dodicesimo e ultimo figlio di Francesco e Francesca Maria Castelli, originaria di Lugo. I fratelli Ciresola patirono le conseguenze di un tracollo finanziario della famiglia, costretta a trasferirsi prima a Montorio e poi a S. Michele Extra in via Madonna di Campagna[26].

            Per il volume della Cassa di Risparmio fu selezionato un brano tratto da Nikolajewka, opera nella quale Teodoro Ciresola in lingua latina evoca la tragedia della ritirata del corpo di spedizione italiano in Russia. L’inizio dell’operetta richiama l’insana alleanza tra Mussolini e Hitler e il coinvolgimento italiano nell’aggressione alla Russia comunista.

 

                Summus enim Italorum rector idemque dux, Benitus Mussolini, infaustam cum Germanis societatem inierat, quorum reipublicae moderator, Adolphus Hitler, insana dominationis cupiditate adductus, bellum excitavit, quod in toto fere orbe terrarum deinceps exarsit.

                Sed cum diutinis proeliis Germani extenuati iam in eo essent ut bellum, quod contra Russos moverant, suis tantum viribus persequi non possent, Benitus Mussolini suum esse censuit sociis subvenire atque auxilium ferre. Quapropter ingentes copias, quibus Armir compendiariis litteris nomen inditum est, omnibus bellicis instrumentis praeditas, quae in regionibus longinquis, iniquissimo anni tempore ad bellum gerendum necessaria erant, conscribendas curavit.

                Itaque anno millesimo nongentesimo quadragesimo secundo exercitus ducentorum triginta milium militum comparatus est, in quo praecipuum locum tenebant Alpinorum militum legiones, quae Tridentina, Iulia, Cuneensis appellabantur[27].

 

            Questa la parte introduttiva del racconto di Ciresola. L’episodio scelto per la stampa del Certamen Catullianum, faceva rivivere la promessa fatta da Don Carlo Gnocchi a un ufficiale morente di dedicarsi al suo bambino destinato a crescere senza papà.

 

E da quel momento - scrive Ciresola in latino - don Carlo si tenne legato da sacro giuramento di dedicarsi completamente agli orfani bisognosi per malattia e per qualche sciagura… Raffigurava i mutilatini ai passerotti senza ali, caduti a terra, inutilmente ansiosi di librarsi nell’aria. Ma se ai passerotti è impossibile attaccare le ali, ai fanciulli no, essi possono e devono riavere le braccia… Sono passato in mezzo a loro, guardandoli di sottocchi. Uno rideva beatamente, e non aveva gambe. Un altro ostentava il viso devastato dal fuoco, un terzo agitava i moncherini, e nei cortili, i poliomielitici: giocando, con le stampelle creavano un meraviglioso strepitare di colpi.

 

Ciresola faceva parte di quel folto manipolo di studiosi che aveva concretamente dimostrato l’attualità della lingua latina, capace di proporsi come lingua viva dell’Unione Europea. La personalità e l’opera di Teodoro Ciresola era stata rievocata da Armando Gallina, all’epoca docente di lettere classiche al liceo classico “Scipione Maffei”, nel corso di un «Incontro sul latino come categoria di una civiltà perenne», tenutosi sabato 19 maggio 1979 ore 10,30 nella Dogana Veneta di Lazise[28].

Il volume preconizzato da Domenico Mirandola sulla storia del Certamen non vide mai la luce per ragioni che mi sfuggono.

            L’idea di un volume sul Certamen Catullianum rimase viva tra il 1979 e il 1980. Da sempre la Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno, Ancona dava, però, il suo appoggio alle manifestazioni organizzate dall’Accademia Catulliana a Lazise. Lo stesso presidente, avv. Domenico Mirandola, onorò della sua presenza gli eventi culturali del maggio lacisiense[29].

            L’appoggio al Certamen conobbe un netto salto di qualità nel 1985 con Barbieri ai vertici della Cassa di Risparmio. Lanfranco Vecchiato da anni aveva consegnato a Gino Barbieri la presidenza del Certamen Catullianum e delle Manifestazioni del maggio lacisiense, trattenendo per sè la sola presidenza dell’Accademia Catulliana. L’istituto di credito si faceva ora carico dell’evento culturale, offrendo sostegno economico e organizzativo. Quest’ultimo fino a quel momento era ricaduto completamente sulle spalle di Vecchiato.

            La sponsorizzazione della Cassa di Risparmio consentì di continuare a offrire una qualche forma di ospitalità in Lazise, prevista per il solo vincitore del primo premio. In compenso, si mette a disposizione di eventuali concorrenti stranieri, che risultino tra i primi classificati, un soggiorno di tre giorni. Nel passato sembra che ci sia stata una maggiore generosità in tema di ospitalità. Ce lo lascia intuire - tra gli altri - il bando per la XIV edizione del 1980[30], dove all’art. 4 si legge:

 

                Tutti i concorrenti stranieri che sono collocati nella graduatoria dei vincitori possono usufruire dell’ospitalità di cinque giorni, come sopra è detto per i due primi vincitori delle due graduatorie, professori e cultori e studenti, sempre a Lazise sul lago di Garda[31].

 

            Ricordiamo che il Certamen Catullianum prevedeva due categorie di concorrenti e quindi due distinte graduatorie, quella dei «liberi cultori ed esperti della lingua latina», e quella degli «studenti delle facoltà umanistiche e delle scuole medie superiori (Licei e Istituti Magistrali)». I primi tre classificati della prima graduatoria ricevevano un busto di Catullo, rispettivamente d’oro, d’argento e di bronzo. Ai primi classificati dell’altra graduatoria andava invece una medaglia, ugualmente d’oro, d’argento o di bronzo. Il programma della cerimonia di premiazione di domenica 24 maggio 1981, quanto ai premi e alle medaglie, spiegava:

 

                Il busto di Catullo che, nelle versioni auratus, argentatus, aeneus, è dato ai vincitori del Certamen, graduatoria a), e la testa di Catullo, modellata sulla medaglia, che, nelle stesse predette versioni, è data ai vincitori del Certamen, graduatoria b), sono opera dell’architetto Raffaele Bonente[32], e sono riprodotti dall’esemplare esistente nella gipsoteca della Biblioteca Civica di Verona.

                Il Bonente ha sortito nel busto e nella medaglia, effetti e motivi di riconosciuto valore artistico.

                Sono dell’arch. Bonente anche le Medaglie per i premi Berto Barbarani e Aleardo Aleardi, dorate, argentate e bronzee[33].

 

Nel 1985 la composizione della commissione giudicatrice del Certamen si è ancora una volta modificata. Tanti nomi sono scomparsi, compreso quello di Barbieri, che si riserva la sola presidenza. Accanto a Vecchiato e a Guglielmina Bigi, segretaria della commissione, della vecchia guardia sono rimasti solo Pier Luigi Laita e Pietro Rossetti. I nuovi ingressi sono rappresentati dall’universitario, Giovanni Gasparotto, da Leonardo Urbinati, docente di liceo, e dal cecoslovacco Vaclav Bahnik.

            La Cassa avvia la sua sponsorizzazione con la 19ª edizione del Certamen. Il verbale della manifestazione, tenutasi il 26 maggio 1985, segnala con entusiasmo la novità, frutto della quale - si dice - è il raddoppio dei concorrenti.

            In effetti, in questi che sono gli anni d’oro del Certamen, i concorrenti si contano a centinaia. Gino Barbieri, presidente della Cassa, nell’edizione dell’88 volle premiare personalmente la studentessa Michela Rocco di Torrepadula, facendosi poi fotografare con lei, «la bellissima “miss Europa”». Fu quella l’ultima apparizione di Barbieri a Lazise. Sarebbe morto l’anno dopo, nel maggio ’89. Tra i cultori premiati nell’88 incontriamo tre stranieri, Theodoricus Sacrè di Leuven (Belgio), e i tedeschi, Hubert Plenk (Monaco di Baviera) e Nicola Pfitzenmaier (Groebenzell).

            Per la 23ª edizione del Certamen, quella dell’89, Gino Barbieri e Lanfranco Vecchiato firmano insieme un manifesto che sintetizza le vicende di quasi un quarto di secolo. Tra le iniziative evocate, anche quella di un busto a Catullo, in marmo di S. Ambrogio di Valpolicella, collocato il 23 maggio 1971 nei giardini pubblici di Lazise, per iniziativa dell’Accademia Catulliana, nel ricordo di Antonio Partenio di Lazise (1456-1506), uno dei primi commentatori di Catullo.

            Questo il documento-manifesto cofirmato da Barbieri e Vecchiato:

 

                Il Certamen Catullianum o concorso di composizione in lingua latina trovò una motivazione decisiva nella soppressione dello studio obbligatorio del latino nella scuola media degli anni ’60. Per dare al concorso un contesto culturale fu fondata l’Accademia Catulliana. Il Certamen però rientra negli scopi principali contemplati dallo Statuto dell’Accademia. La prima notizia sull’Accademia Catulliana appare nell’invito alla cerimonia inaugurale, il 22 maggio 1965, con la conferenza del più celebre latinista europeo Ettore Paratore, docente dell’Università di Roma e membro dell’Accademia dei Lincei, che ha parlato sul tema: L’eredità classica in Dante[34]. Il giornale L’Arena di Verona aveva già annunziato il sorgere dell’Accademia Catulliana il 29 dicembre 1964.

                Con l’occasione Ettore Paratore fu eletto presidente onorario. Non mancò l’adesione del ministro Guido Gonella, che pure fu assunto alla presidenza onoraria della Catulliana.

                A norma dello Statuto dell’Accademia Catulliana, il Certamen non ha spazio per sterili nostalgie, non ha atteggiamenti polemici; non ha altresì programmi ambiziosi di rinnovamento e di riforme; non si propone l’uso parlato del latino, né di far concorrenza alle diffuse lingue artificiali internazionali; vuole stabilire una valutazione positiva dell’antichità classica e degli insegnamenti del passato per una più valida promozione umana del presente.

                Il Certamen non può far propri i programmi di alcuni settori della cultura divulgativa che vorrebbero promuovere il latino come lingua parlata negli organismi internazionali. Si è convinti che questa promozione è comprensibile e naturale da parte della Chiesa Cattolica per il suo impegno religioso universale.

                Il latinista Italo Lana dell’Università di Torino in una intervista (cfr. Espresso, 7 maggio 1978) dichiarò: «L’anno scorso in un convegno sul diritto a Lipsia ho parlato un po’ in latino con colleghi ungheresi e polacchi. Il latino però, come lingua di comunicazione, è un fatto storicamente finito».

                Il Certamen vuole tener vivi e operanti soltanto l’amore e lo studio per la cultura classica e per la lingua latina; con soddisfazione può fare il bilancio in questi venticinque anni di attività non tanto delle numerose presenze di liberi cultori e di studenti liceali e universitari, quanto dell’alta preparazione dei competitori, certamente superiore ad ogni previsione[35].

 

            Il monumento a Catullo, di cui si parla nel manifesto del 1989, fu negli anni danneggiato e disperso. Il busto poggiava sopra una stele che nella parte bassa accoglieva un’epigrafe su cui dall’alto in basso erano incise le seguenti scritte:

 

Amministrazione comunale

Accademia Catulliana

Azienda di soggiorno

Accademia Cignaroli

Istituto Aleardo Aleardi

MCMLXXI

 

            Se ne può ammirare una fotografia in una pubblicazione del giugno 1972[36], accompagnata da didascalia che recita: «Per iniziativa dell’Accademia catulliana e in collaborazione con l’Amministrazione comunale, l’Azienda di Soggiorno, l’Istituto A. Aleardi. Il busto è stato scolpito per interessamento dell’Accademia di pittura e scultura G.B. Cignaroli, avendo presente il busto a Catullo situato nella Biblioteca civica». Il discorso inaugurale per lo scoprimento del monumento a Catullo era stato tenuto da mons. Benedetto Riposati, originario di Rieti, ordinario di lingua e letteratura latina nella facoltà di lettere dell’università cattolica di Milano[37]. La stessa pubblicazione del 1972 ospita anche una poesia in latino di Guglielmo Zappacosta, intitolata «Davanti al busto marmoreo di Catullo». Questa la traduzione degli ultimi versi:

 

                Egli (Catullo), infatti, si addolora, al pensiero che tutti i suoi veri affetti, per l’empietà del destino o della crudele morte, ovunque repentinamente vadano distrutti. Ed ecco, proprio quella voce, affidata alle onde del Benaco, superando tanti secoli, ci testimonia ancora che tale è lo stato d’animo del poeta, che, rappresentato nel marmo, ansiosamente, ma invano, scorre ancora con la vista le onde, per vedere se mai a lui ritorni la molle Lesbia, se mai ritorni il fratello, e scruta, ma invano, l’aria per vedere se finalmente da lui accorra Lesbia, accorra il fratello. Ma né Lesbia, né il fratello torneranno al fianco del poeta, il quale del resto ben sa di aver perduto per sempre i beni scomparsi. Ed ora, Catullo si erge, sì, sulle tue antiche rovine, o Benaco, ma è sommerso egli stesso dalla rovina del tuo cuore[38].

 

Vecchiato aveva avuto più volte modo di illustrare nei suoi scritti il significato da attribuire al Certamen. Torna sull’argomento anche in una lettera a Mario Visentin, che gli suggeriva di tornare alla prova scritta in aula, com’era in origine.

 

                Per quanto riguarda il Certamen - scrive Lanfranco Vecchiato - all’inizio facevo come proponi tu. Poi ho ritenuto più opportuna la formula del Vaticanum, del Capitolinum e del celebre Certamen di Amsterdam. I giovani oggi hanno bisogno di essere aiutati e lo ammettono anche i predetti concorsi. Il Certamen costituisce un motivo per applicarsi allo studio della lingua latina, quando nella scuola il latino di proposito è trascurato. Non ho la presunzione di mutare una situazione che ha bisogno di ben altro per cambiarsi in favore del latino. Il Certamen vuole essere una testimonianza, senza ottimismi, senza pessimismi e soprattutto senza polemiche; vuole coinvolgere i giovani, ma anche i docenti ed essere richiamo a valutare positivamente la cultura classica.

 

A tali parole Vecchiato faceva seguire parole critiche nei confronti dell’Unione Europea, disponibile a finanziare recuperi linguistici impossibili come - per il veronese - la lingua cimbra, ignorando il latino parlato per secoli in una larga parte del continente. Questa la sua amara denuncia:

 

Oggi si mettono in bilancio centinaia di milioni per salvare qualche oasi dialettale che non ha lasciato nessuna eredità culturale; quando si parla di rivalutare lo studio del latino si oppongono molte difficoltà… fasulle o frutto di mala fede.

 

            All’appuntamento con la 23ª edizione del Certamen, il 28 maggio 1989 in Dogana Veneta a Lazise mancava Gino Barbieri.

            Il Certamen Catullianum sarebbe sopravvissuto per tre anni alla morte di Gino Barbieri. L’ultima edizione - la 26ª - aveva luogo domenica 31 maggio 1992, ultimo anno di presidenza alla guida della Cassa di Risparmio per l’avv. Alberto Pavesi. Dopo la scomparsa di Gino Barbieri, presidente del Certamen era stato designato Sebastiano Cassarino, rettore dell’università di Verona.

A nulla valsero gli appelli al nuovo presidente, ing. Paolo Biasi. Il 28 aprile 1993 dalla Cassa giungeva una lettera che suonava come sentenza di morte per quel Certamen, che l’istituto di credito aveva gestito direttamente per otto anni dall’85 al ‘92.

Quanto alla città di Lazise, i responsabili delle amministrazioni che nel tempo hanno collaborato con Lanfranco Vecchiato sono nella foto di gruppo che il presidente dell’Accademia Catulliana ha voluto così fissare:

 

Il discorso del Certamen in Lazise mi porta naturalmente a segnalare le Amministrazioni comunali che si succedettero durante questi decenni dal 1965 (Vittorio Bozzini, Giacomo Scienza, Francesco Romagnoli, Riccardo Marai, poi ancora Giacomo Scienza, Gaetano Rossetti, Giangaetano Delaini, Domenico Bongiovanni, quindi nuovamente Giangaetano Delaini,), che hanno prestato sempre un’attenzione piena di stima alle Manifestazioni Catulliane, concedendo l’uso della chiesa di S. Niccolò e la Dogana Veneta, entrambe cariche di ricordi religiosi e storici. Altrettanta stima e collaborazione ha offerto l’Azienda di Turismo dei presidenti dr. Gaetano Rossetti, ing. Renato Fattorelli, Amilcare Magagnotti, arch. Virgilio Munari; dei direttori Alfonso Pachera e dr. Policante. L’arch. Virgilio Munari e il dr. Renzo Policante continuano la tradizione dall’osservatorio efficiente della nuova struttura turistica di Lazise, l’A.P.T.

 

Oggi a questi nomi è d’obbligo aggiungere quello di Luca Sebastiano, sindaco dal ’94 al 2003, che alla commemorazione di Lanfranco Vecchiato, tenuta dall’Accademia di Agricoltura di Verona, interveniva con una propria relazione ricostruendo le tappe del Certamen Catullianum di Lazise.

Il Certamen teneva l’ultima sessione il 31 maggio ‘92 nella Dogana Veneta di Lazise. Il suo fondatore - Lanfranco Vecchiato - spiegava alla moltitudine dei giovani presenti la scelta della cittadina lacuale, fatta ventisei anni prima. Passava poi a proclamare i vincitori, introducendo nomi e temi così:

 

Il Certamen Catullianum fin dalla fondazione ha accettato la formula della composizione in lingua latina, perché vuole difendere la conoscenza della lingua stessa e la civiltà romana, alla quale applichiamo il “non omnis moriar” di Orazio… I giovani capiscono queste finalità del Certamen e vi partecipano con temi di libera scelta sempre interessanti.

 

E dopo la proclamazione degli ultimi vincitori, un pensiero a Lazise, una sorta di commiato dopo ventisei anni di entusiasmanti appuntamenti culturali nel corso del lungo maggio lacisiense. Vecchiato conclude, infatti, le sue parole introduttive alla 26ª edizione così:

 

A questo punto desideriamo, noi della vecchia schiera dei promotori, rivolgere un pensiero grato a Lazise, alla sua gente e naturalmente a chi la rappresenta e a chi l’ha rappresentata specialmente nei confronti delle nostre iniziative con disinteresse e stima per tanti anni.

 

*   *   *

 

L’epica avventura del Certamen era durata dunque ininterrottamente per 26 edizioni, dal 1967 al 1992. Nel lungo periodo fu tutto un avvicendarsi non solo di concorrenti - specialisti e studenti - ma, come abbiamo visto e come è facilmente intuibile, anche di persone dello staff organizzativo e delle amministrazioni locali. L’unica persona che accompagnò Lanfranco Vecchiato dalla prima all’ultima edizione fu il prof. Pier Luigi Laita. A lui Vecchiato riservò l’onore della proclamazione dei vincitori che avveniva con la più alta solennità. Ho in mano il programma dell’ultima edizione che ripeteva uno schema consolidatosi negli ultimi anni. Esso prevedeva tre interventi:

 

Il Certamen Catullianum, riflessioni e svolgimento 1992

Lanfranco Vecchiato, presidente dell’Accademia Catulliana

 

Saluto beneaugurale

Sebastiano Cassarino, Rettore dell’Università di Verona

 

Proclamazione dei vincitori del Certamen Catullianum

Pier Luigi Laita, docente dell’Università di Verona

 

Consegna dei diplomi e delle medaglie

 

Lanfranco Vecchiato aveva voluto onorare il collega e amico Laita ancora nel 1979, dedicandogli un convegno «nell’occasione del suo quarantennio di attività culturale, didattica e scientifica», tenutosi a Lazise nella Dogana Veneta, sabato 12 maggio 1979. Professore di ruolo nei licei dal 1939, Pier Luigi Laita era stato preside del liceo classico “Scipione Maffei” dal 1964 al 1978. Quindi era stato chiamato dall’università di Padova - sede di Verona - a insegnare Storia moderna e contemporanea nel corso di laurea in Lingue e Letterature Straniere. Laita era stato sindaco di Colognola ai Colli (1956-1964), consigliere provinciale (1964-1969), membro del consiglio e poi vice presidente del Consorzio universitario (1965-1970)[39]. Nel corso della manifestazione del 12 maggio 1979, Vecchiato consegnava a Laita una medaglia d’oro, il Catullus aureus, opera dell’artista, arch. Raffaele Bonente, con queste parole:

 

Consegno a Te, caro Laita, questo segno tangibile di ammirazione e riconoscenza che gli amici Catulliani ti offrono. Questa medaglia opera artistica del giovane scultore Bonente, che ritrae idealmente le sembianze del più grande poeta lirico latino e veronese, Catullo, ti sia prova solenne della nostra solidarietà e richiamo vivo e duraturo agli studi storici e letterari, ai quali ognora ci rivolgiamo per le più liete speranze[40].

 

Brevi, ma di grande significato le parole con le quali Vecchiato aveva introdotto il convegno dedicato a Laita:

 

Cari Giovani e Colleghi cortesi! Sono lieto ed onorato di avviare questa prima Manifestazione culturale, dedicata al collega Pier Luigi Laita, nel quarantennio della sua attività didattica e scientifica. Le motivazioni che l’hanno determinata sono già state rese note nell’invito stampato e diffuso. Vogliamo onorare il collega Laita per la sua attività esemplare, ma vogliamo anche indicare un tipo di scuola e di cultura, fondato sulla libertà e sulla giustizia, sulla serietà e sulla onestà, sull’amore e sull’impegno più disinteressato.

Cedo la parola prima al prof. Laita, che parlerà su Il mondo borghese nel romanzo “Prima lotta” di Vittorio Betteloni, e ai colleghi che seguiranno, prof. Fernando Salsano dell’università di Salerno, che illustrerà brevemente alcuni aspetti dell’opera di Aleardi e di Betteloni; e prof. Piero Scapini[41], che dirà sull’onda dei ricordi i suoi e i nostri sentimenti di ammirazione per il collega Laita[42].

 

*   *   *

 

Avrebbe fatto certamente grande piacere a Lanfranco Vecchiato, fondatore dell’Accademia Catulliana e del Certamen Catullianum la notizia dello spazio riservato al latino dalla presidenza filandese dell’Unione Europea. Helsinki, che guiderà l’Unione nel secondo semestre del 2006, succedendo a Vienna in carica da gennaio a giugno, ha riscoperto il latino. La sorprendente novità è stata divulgata dal politologo Gian Piero Caliari con queste parole:

 

Per la prima volta - credo - un sito ufficiale della presidenza riporta la versione latina, sotto l’elegante titolo di Conspectus Rerum Latinum. Si scopre, così, che una volta a settimana, da qui a dicembre, la presidenza filandese pubblicherà un notiziario nella lingua di Cicerone; e già questa è una novità. Leggendo il numero zero del notiziario, si può anche comprendere che la scelta della presidenza non è per nulla casuale, ma porta un preciso messaggio culturale e politico all’Europa di oggi. «Quod usus linguae Latinae», si può leggere, «cultui humano Europaeo honorem habet et de radicibus societatis Europaeae usque ad antiquitatem classicam pertinentibus omnes commonefacit»: «poiché l’uso della lingua latina ha grande onore della cultura umanistica europea e delle radici della società europea fino all’antichità classica, ed è così divenuta patrimonio comune di tutti».

 

Da questa premessa linguistica scaturisce la speranza espressa da Gian Piero Caliari che l’Europa riscopra finalmente le proprie radici e queste le consentano di recuperare una comune identità. Così Caliari:

 

Dal piccolo Paese scandinavo - che non dimentichiamo durante la Guerra Fredda fu lasciato solo e abbandonato ad affrontare la minaccia del vicino gigante sovietico - un richiamo, forse, salutare a pensare all’Europa non solo in termini di aquis, di criteri, e di capacità d’assorbimento, ma anche, soprattutto per il futuro, in termini di radici, d’appartenenza culturale e d’identità[43].

 

 

 


 

[1] L. VECCHIATO, I cattolici e l’università di Verona. La libera scuola superiore di scienze storiche “Ludovico Antonio Muratori” dal 1949 al 1959, a cura di Alojse Vecchiato, Savona, Grafiche Giors, 1997, pp. 157.

[2] Le attività di cui Lanfranco Vecchiato fu protagonista hanno avuto tutte larga diffusione giornalistica sulla stampa cittadina. Ne abbiamo inoltre copiosa documentazione nelle pubblicazioni promosse dallo stesso Vecchiato, in particolare attraverso numeri speciali della rivista «Nova Historia». Ricco di preziose fonti è però anche l’archivio privato di Lanfranco Vecchiato. Un primo lavoro storiografico di sintesi dedicato alla figura di Lanfranco Vecchiato è rappresentato dal saggio F. VECCHIATO, Barbieri e il Certamen Catullianum, in L’opera storiografica di Gino Barbieri nel decimo anniversario della scomparsa, a cura di Giovanni Zalin, Atti del Convegno del 23 ottobre 1999, Verona, Dipartimento di Economie Società Istituzioni (DESI), 2001, pp. 49-93.

[3] L. VECCHIATO, Le manifestazioni culturali del maggio lacisiense nel quadro delle iniziative culturali veronesi e l’Azienda autonoma di soggiorno e turismo di Lazise, in Il maggio culturale lacisiense e l’Azienda autonoma di soggiorno di Lazise, «Nova Historia», Numero speciale, Verona, giugno 1972, fasc. V, pp. 55-59.

[4] L. VECCHIATO, Venticinque anni al servizio della cultura veronese, «Nova Historia», 6, Verona, dicembre 1974, p. 8.

[5] Caterina Vassalini fu donna di grande prestigio. Così ce la presenta Pierluigi Laita nella presentazione a un volume in suo onore: «Vinto giovanissima il suo primo concorso, passò in quella scuola che non molti anni prima l’aveva vista scolara. Il «Maffei» divenne per sempre la sua scuola, dove quotidianamente celebrò, anno dopo anno, il suo finissimo magistero di docente e fece professione di profonda vivace cultura. Sebbene vincitrice di altri concorsi, restò nel posto che si era conquistato negli anni giovanili, illustrandolo col prestigio del suo sapere». Nel volume in suo onore sono raccolti contributi di personaggi di statura nazionale, come Giorgio Albertazzi, Riccardo Bacchelli, Gino Barbieri, Renzo Chiarelli, Gianfranco De Bosio, Carlo Diano, Mario Donadoni, Mary Farina Maggioni, Mario Luzi, Cesare Marchi, Berto Perotti, Giovanni Battista Pighi, Salvatore Quasimodo, Vittorio Sereni, Ugo Spirito, Giuseppe Trabucchi, Diego Valeri, e altri.

[6] Del cambio della guardia ai vertici dell’Azienda aveva già parlato in L. VECCHIATO, Le manifestazioni culturali del maggio lacisiense nel quadro delle iniziative culturali veronesi e l’Azienda autonoma di soggiorno e turismo di Lazise, «Nova Historia», Numero speciale dedicato a «Il maggio culturale lacisiense e l’Azienda autonoma di soggiorno di Lazise», Verona, giugno 1972, fasc. V, p. 55.

[7] Vecchiato, che scrive nel dicembre 1975, parla di decennio. In realtà, nel momento in cui lui scrive, le edizioni effettuate sono solo nove, dal 1967 al 1975. La decima sarà appunto quella bandita nel dicembre 1975 e in programma per il maggio 1976.

[8] L. VECCHIATO, Meminisse juvabit! Un decennio per il Certamen Catullianum e le manifestazioni culturali lacisiensi, in X Certamen Catullianum e Manifestazioni culturali lacisiensi. Mostre d’arte. Lazise sul Garda. 1976, «Nova Historia», Numero speciale con il bando per il Certamen del 1976, Verona, dicembre 1975, fasc. VIII, p. 3.

[9] Domenica, 28 maggio 1972, nel corso della cerimonia di premiazione del Certamen fu consegnato il premio «Pietro Leone». «Il premio in denaro è stato istituito per ricordare la memoria del provveditore agli studi prof. Pietro Leone». Cfr. Il maggio culturale lacisiense e l’Azienda autonoma di soggiorno di Lazise, «Nova Historia», giugno 1972, fasc. V, p. 80.

[10] In memoria di Salvatore Sillato, provveditore agli studi e socio dell’Accademia Catulliana, Vecchiato organizzò un incontro di studio sul tema «Missione e funzione del Provveditore agli Studi nella problematica scolastica odierna», che ebbe luogo domenica 14 maggio 1978 nella Dogana Veneta di Lazise. Questa la giustificazione di quell’incontro, scritta da Vecchiato: «L’incontro trae motivo da due considerazioni: la prima si riferisce alla doverosa e ritenuta improrogabile rievocazione del socio accademico Salvatore Sillato, scomparso l’anno scorso, alcune settimane dopo che nella Dogana Veneta di Lazise, durante le Manifestazioni Lacisiensi, per incarico della presidenza dell’Accademia Catulliana (14-5-1977) parlò sul decennio di preparazione della rinascita degli studi universitari in Verona (1949-1959) e commemorò il prof. Pietro Vaccari docente di Storia del Diritto Italiano e Rettore della Scuola Superiore di Scienze Storiche “L.A. Muratori”; la seconda… ecc.». L. VECCHIATO, Incontro di studio in memoria di Salvatore Sillato, in XII Certamen Catullianum e manifestazioni culturali lacisiensi. Mostre d’arte. Lazise sul Garda. Maggio - Giugno 1978, «Nova Historia», Numero speciale con il bando per il Certamen del 1978, Verona, dicembre 1977, fasc. X, p. 17.

[11] L. VECCHIATO, Meminisse juvabit! Un decennio per il Certamen Catullianum, cit.

[12] L. VECCHIATO, Ricordando Salvatore Comes, direttore generale dell’istruzione universitaria, «Nova Historia», dicembre 1974, fasc. VI, pp. 1-3.

[13] L. VECCHIATO, Ricordando Salvatore Comes, cit.

[14] Domenica, 29 maggio 1977, ore 11, nella Dogana Veneta di Lazise, nel corso della premiazione dei vincitori del Certamen 1977, si ricorda Guglielmo Zappacosta, «latinista e studioso di umanistica…, “Catullus aureus” 1970, componente per molti anni della commissione preposta al Certamen, valoroso collaboratore delle Manifestazioni culturali lacisiensi». Guglielmo Zappacosta, vincitore del Catullus aureus 1970, è autore di un «Davanti al busto marmoreo di Catullo», che si può leggere in latino in XI Certamen Catullianum e manifestazioni culturali lacisiensi. Mostre d’arte. Lazise sul Garda. Maggio - Giugno 1977, «Nova Historia», Numero speciale con il bando per il Certamen del 1977, Verona, dicembre 1976, fasc. IX. Nello stesso fascicolo che ospita la poesia di Zappacosta si può ammirare anche una foto del busto a Catullo. La stessa poesia, completa di traduzione e due foto, una del solo busto, l’altra con il monumento nella sua interezza, si trovano - come citerò più avanti -  in Il maggio culturale lacisiense e l’Azienda autonoma di soggiorno di Lazise, «Nova Historia», giugno 1972, fasc. V.

[15] Armando Gallina, nato a Bardolino il 9 gennaio 1942, fu professore di latino e greco al liceo classico “Scipione Maffei” fino all’a.s. 1984-85, poi preside e dirigente scolastico di istituti di istruzione secondaria superiore fino al 2004. Numerosi gli incarichi extra scolastici che avrebbe ricoperto nella sua lunga carriera. Primo presidente della Unità Sanitaria Locale «Baldo – Garda – Valpolicella». Rappresentante del governo nel CdA (Consiglio di amministrazione) dell’Istituto universitario di architettura di Venezia nei bienni 1983-85, 1985-87. Rappresentante del governo nel CdA (Consiglio di amministrazione) dell’università di Verona nel biennio 1989-91. Rappresentante della Regione Veneto nel CdA (Consiglio di amministrazione) dell’ESU (Ente sviluppo universitario) di Verona dal 1995. Membro del CdA (Consiglio di amministrazione) dell’ENPALS (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport professionistico) dal 2004 a tutt’oggi. Presidente della Fondazione «Barbieri» per il triennio 2006-2008 con nomina del presidente della provincia, Elio Mosele.

[16] L. VECCHIATO, La commissione giudicatrice del Certamen Catullianum, in XIV Certamen Catullianum e manifestazioni culturali lacisiensi. Mostre d’arte. Lazise sul Garda. Maggio - Giugno 1980, «Nova Historia», Numero speciale con il bando per il Certamen del 1980,Verona, dicembre 1979, fasc. XIII, p. 7.

[17] I Giorni e le Opere. Maggio 1980¸ Verona, Accademia Catulliana, 1980.

[18] Archivio Lanfranco Vecchiato. Cfr. il depliant dell’evento che porta la seguente didascalia: «VIII incontro sul latino come categoria di una civiltà perenne. Ciclo dei latinisti veronesi contemporanei (continuazione). Maggio 1981».

[19] L. VECCHIATO, Premessa, in XIV Certamen Catullianum, cit., p. 5.

[20] L. VECCHIATO, Convegno di studio sull’età ottoniana, in vista del 1° millennio del privilegio di Ottone II (983) concesso a Lazise, in XIV Certamen Catullianum, cit., p. 13.

[21] I Giorni e le Opere. Maggio 1980¸ Verona, Accademia Catulliana, 1980.

[22] I Giorni e le Opere. Maggio-Giugno 1982, Verona, Accademia Catulliana, 1982.

[23] Archivio Lanfranco Vecchiato, Lazise, Manoscritto.

[24] Indicazioni diverse sul numero complessivo delle medaglie conquistate ci offre Giuseppe Franco Viviani in G.F. VIVIANI, Ciresola Teodoro Mario, in Dizionario biografico dei veronesi, a cura di G.F. Viviani, Verona, Accademia di Agricoltura, 2006.

[25] D. CERVATO, In sanguine agni. Don Giovanni Ciresola parroco e fondatore, Verona, 2003.

[26] D. CERVATO, Ciresola Giovanni, in Dizionario biografico dei veronesi, a cura di G.F. Viviani, Verona, Accademia di Agricoltura, 2006.

[27] T. CIRESOLA, Nikolajewka, «Rivista di studi classici», a. XXII, fasc. II, maggio – agosto 1974, p. 259ss.

[28] Archivio Lanfranco Vecchiato, Lazise.

[29] Come conferma una foto di gruppo che ritrae Domenico Mirandola, Gino Barbieri, Lanfranco Vecchiato e Renato Fattorelli al termine della giornata dedicata alle premiazioni del Certamen del 1972. Cfr. Il maggio culturale lacisiense e l’Azienda autonoma di soggiorno di Lazise, «Nova Historia», giugno 1972, fasc. V, p. 78.

[30] La premiazione della XIV edizione ha luogo nella Dogana Veneta di Lazise, domenica 25 maggio 1980 alle ore 11. Cfr. I Giorni e le Opere. Maggio 1980¸ Verona, Accademia catulliana, 1980.

[31] Certamen Catullianum 1980, in XV Certamen Catullianum, cit., p. 10.

[32] Raffaele Bonente espone proprie creazioni a Lazise nell’ambito delle manifestazioni promosse dall’Accademia Catulliana nel maggio 1979. Cfr. L. VECCHIATO, Scultura sacra veronese 1979, Verona, 1979. Raffaele Bonente, nato a Verona il 23 gennaio 1948, residente in S. Floriano di Valpolicella, dove esercita la professione di architetto, si laurea a Venezia nel 1974, con il massimo dei voti e la lode, con l’arch. Arrigo Rudi, assistente di Carlo Scarpa, sul tema “Progetto per la realizzazione di un museo diocesano di arte sacra in Verona”. Innumerevoli i lavori realizzati nella lunga carriera di professionista. Siti nei quali è intervenuto sono, tra gli altri: Cattedrale di Verona, Battistero romanico di S. Giovanni in Fonte di Verona, Biblioteca Capitolare di Verona, Chiesa della SS. Trinità, Santuario della Madonna della Corona, Parrocchiale di Belfiore d’Adige, Santuario Cristo della Strada di Affi, Clarisse di Novaglie, Istituto Don Nicola Mazza di Verona, Istituto Figlie di Gesù di Verona, Duomo di Arzignano, Carmelitane di Monte Berico. Tra i lavori monumentali si segnala quello a Matthias e Werner von der Schulenburg nel cortile del Tribunale tra piazza dei Signori e piazza delle Poste in Verona.

[33] Archivio Lanfranco Vecchiato, Lazise, Programma della cerimonia di premiazione della XVII edizione (29 maggio 1983).

[34] Ettore Paratore sarebbe tornato più volte a Lazise. Lo ritroviamo in particolare domenica 30 maggio 1982 nella sua veste di Presidente del Convegno Mondiale Scientifico di Studi su Virgilio, Mantova-Roma-Napoli, a parlare sul tema «Lo spirito autentico di Virgilio». I Giorni e le Opere. Maggio-Giugno 1982, Verona, Accademia Catulliana, 1982.

[35] Archivio Lanfranco Vecchiato, Lazise, Manifesto della XXIII edizione («Benvenuti a Lazise nella Dogana Veneta per il Certamen Catullianum»).

[36] Il maggio culturale lacisiense e l’Azienda autonoma di soggiorno di Lazise, «Nova Historia», giugno 1972, fasc. V.

[37] Monsignor Benedetto Riposati latinista e docente prestigioso, in Il maggio culturale lacisiense e l’Azienda autonoma di soggiorno di Lazise, cit., p. 35.

[38] G. ZAPPACOSTA, Davanti al busto marmoreo di Catullo, in Il maggio culturale lacisiense e l’Azienda autonoma di soggiorno di Lazise, cit., p. 74.

[39]Archivio Lanfranco Vecchiato, Convegno di studio sul tema: «Tra storia e letteratura a Verona nella seconda metà dell’800 e primo 900. Il fascicolo contiene curriculum e pubblicazioni di Laita.

[40] Archivio Lanfranco Vecchiato, Lazise, Manoscritto.

[41] Piero Scapini era docente di letteratura italiana nei licei e di Estetica nell’Accademia di Belle Arti “G.B. Cignaroli” di Verona.

[42] Archivio Lanfranco Vecchiato, Lazise, Manoscritto.

[43] G.P. CALIARI, L’Europa «filandese» riscopre il latino, «L’Arena», 14 luglio 2006, p. 5.

 

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