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Dario Ghelfi IL CORPO NEL FUMETTO
Mezzo di comunicazione e di espressione, articolantesi per il tramite di una combinazione di linguaggio verbale e di immagini, non c’è dubbio che nel fumetto abbia una grande importanza la rappresentazione del corpo. In prima istanza, considerata anche l’attuale tendenza ad utilizzare la donna (nella sua totale o parziale nudità) in ogni contesto, potrebbe sembrare che fosse il solo corpo femminile ad “emergere”, a “distinguersi” nel fumetto. La cosa appare invece assai più complessa, cosicchè in questa nostra ricerca, che si inserisce nell’iniziativa de la “Poetica del corpo”, promossa dall’Associazione Italiana della Cultura Classica e dal Centrum Latinitatis Europae di Verona, abbiamo avuto modo di vedere quanto articolata sia la presentazione del corpo nel fumetto. Abbiamo, nella nostra presentazione (proiezione di immagini con Front Page), fatto riferimento, naturalmente in linea generale, al fumetto di ogni tempo e di ogni luogo, con tutte le evidenti omissioni, in considerazione del fatto che i personaggi delle nostre storie disegnate si contano a decine di migliaia, a partire dal famoso Yellow Kid, che fece la sua comparsa negli Stati Uniti, alla fine del secolo diciannovesimo. Una carrellata di personaggi che abbiamo raggruppato in una serie di “capitoli”.
Il bello e il bruttoE’ un’accoppiata che ha segnato il fumetto, tantissime sue storie. C’è un eroe bello, forte e coraggioso, cui fa da contrappunto una sorta di spalla, quasi sempre un personaggio brutto e/o grasso e/o vecchio, che svolge una duplice funzione: da una parte fa risaltare le doti del compagno, dall’altra smorza i toni drammatici, scivolando spesso, con lui, le situazioni nella comicità e nell’ironia. Oggi Dylan Dog ha Groucho, come ieri Capitan Miki aveva Doppio Rhum (un ubriacone incallito ed attaccabrighe) e il dottor Salasso, più azzeccagarbugli che dottore. Anche i grandi personaggi non sfuggono, non sfuggivano alla regola: così Tintin aveva come fido compare l’iracondo Capitan Haddok e compagni siffatti avevano Gim Toro e Cisco Kid, Drago di Hogarth e Therry e i pirati di Milton Caniff.
Capitan Miki, il Dottor Salasso e Doppio Rhum, da Edizioni Dardo
Il brutto ideologicoPrima della “rivoluzione” degli anni settanta, il fumetto, sotto ogni bandiera ed in ogni luogo, era connotato da una forte dicotomia. Da una parte, il bene; dall’altra il male. A fronte del bianco, il nero; nessuna possibilità per i chiaroscuri. Bisognerà attendere gli eroi combattuti (del tipo del Sgt. Kirk) o disincantati (del tipo di Corto Maltese) e quelli cosiddetti eroi negativi, del fumetto nero (Diabolik), perché il fumetto rompesse questa contrapposizione che vedeva il nemico appiattirsi ovviamente anche sul brutto. In sostanza: buoni e belli contro cattivi, che erano in più brutti e stupidi (in questa ultima categoria, particolarmente, quelli che avevano perso l’ultima guerra, i tedeschi e i giapponesi). Il colpo definitivo a questo schema lo ha portato, senza dubbio alcuno, Andrea Pazienza, con il suo “cattivissimo” e “riprovevole” Zanardi.
Giapponesi da Collana Eroica
Il corpo mascheratoE’ una delle più note caratteristiche della letteratura fumettistica: gli eroi/le eroine mascherati/e. Alcune citazioni da un lungo elenco, muovendoci senza ordine, nei luoghi e nei tempi della storia del comic: Batman e Phantom, Kriminal e Diabolik, Asso di Picche e Defendar, Cattivik e i Fantastici 4, La banda Bassotti e Sadik, l’Uomo Ragno e Kinowa, Batwoman e Zagar, Superman e La Bionda, Lone Ranger e Zorro. Con un’osservazione: mentre uomini/donne mascherati del fumetto classico si muovono senza problemi, i “supereroi” accusano spesso complessi e insicurezze.
Phantom, da F.lli Spada
Il corpo nascosto. La censuraQuel corpo femminile che oggi domina nei fumetti, é stato fortemente osteggiato dai moralisti e dai bacchettoni degli anni ’50/60. Per quanto non ci sia molto note, c’erano delle eroine anche negli anni 50/60, assai poco vestite (in genere tarzanidi). Ci furono delle vittime della censura: il caso più eclatante fu quello di Pantera Bionda, una bellissima ragazza, perennemente abbigliata con un ridottissimo bikini, che si batteva nel Borneo contro gli invasori giapponesi (tra l’altro, tra le “compagne” del periodo fu l’unica ad avere un grande successo di pubblico). L’attacco dei cosiddetti ben pensanti costrinse l’editore ad intervenire sul suo abbigliamento, in alcuni casi direttamente sui clichés, tanto da conseguire effetti di involontaria comicità (una tarzanide nella giungla in maxigonna!). Ma di interventi censori (magari autocensori) furono vittima pure Tex (coperte le gambe dell’amante di Mefisto e quelle di una giovane indiana) e altri personaggi femminili, da Narda (in un’edizione si intravvedono i suoi slip, che scompaiono in quella successiva) a Dale (coperte le spalle e le gambe).
Pantera Bionda, da A.R.C. Ed.
Il diversoI diversi, nel senso dei disabili, compaiono con una maggior frequenza di quanto non si creda, nelle storie a fumetti. Se nei “vecchi” fumetti certe disabilità si coniugavano con il male (il pirata senza un occhio, il famosissimo cattivo disneyano, Gambadilegno), oggi, quasi senza eccezione, i disabili sono visti con simpatia e giocano spesso un ruolo di coprotagonisti in molte serie (vedi i nani, sovente chiamati “piccola gente”, “piccolo uomo”) senza pregiudizi e, fatto rilevante, senza falsi pietismi (il giovane il carrozzella che cerca spudoratamente di “farsi” l’acerba Gea)
Dago, da Lanciostory
L’estetica femminileUna carrellata di bellezze femminili, di tutte le epoche e di tutti i Paesi. Dalle eterne fidanzate del fumetto d’oro americano degli anni ’30 (Dale di Gordon, Narda di Mandrake), alle fanciulle di Forza John, del Principe Chiomadoro e di tutti i characters de “L’Intrepido”, dalle tarzanidi discinte, tipo Juangla, alle protagoniste nere alla Satanik. Dalle donne “occasionali” che compaiono nelle tavole dei grandi autori (da Manara ad Altuna), alle titolari di serie: la mitica Barbarella di Forest, Barbara di Zanotto, Modesty Blaise, la “glamour” Jane.
Barbarella, da Milano Libri
L’estetica maschileAgli albori del fumetto e per molto tempo gli eroi, in quanto combattenti della parte del bene, intrepidi e coraggiosi, nella loro quali totalità, erano anche belli. Ricordiamo, in Italia, quelli dell’Intrepido, di una bellezza, per certi versi effeminata, che si contrapponevano ai ”compagni” che occheggiavano ai characters d’oltreoceano (Romano il legionario, ne “il Vittorioso”, richiamava il Gordon, l’X9, il Jungle Jim di Alex Raymond). Dominavano, infatti, accanto agli adolescenti italiani (Il piccolo sceriffo, Nat del santa Cruz, Capitan Miki), gli aitanti personaggi americani, che trovarono nel Tarzan di Burne Hogart (chiamato il “Michelangelo” dei fumetti) il loro campione. Poi la crisi, la ridimensione degli eroi e la caduta della dicotominia. Sopraggiungono protagonisti combattuti, problematici e si afferma un nuovo concetto di bellezza maschile, meno ieratica, più composta, meno perfetta, dal Sgt. Kirk, a Corto Maltese, a Dylan Dog. I superoi americani, ritrovano una bellezza fisica artefatta, a partire dalle disabilità di partenza (Devil è un cieco, Superman è un giornalista timido senza arte né parte, i Fantastici 4 sono il prodotto di mutazioni determinate dall’essere stati oggetto di contaminazioni nucleari).
Tarzan, da Edition Mondiales
L’uomo-animaleE’ una variante specifica della letteratura fumettistica, che richiama un sottogenere di quella fantastica, del lupo mannaro, dei licantropi. Sono pochi gli eroi dei fumetti che nel corso delle loro avventure non si sono imbattuti in questi soggetti. Naturalmente si trovano varianti, di vario taglio fantascientifico (vedi gli “uomini falco” del Gordon di Raymond). Qualche volta, sempre in virtù di quella dicotomia di cui abbiamo parlato, entra il gioco la figura retorica della metonimia, per cui la crudentà dello spirito si traduce in bruttezza esasperata del corpo: in molte storie di Dick Tracy i criminali hanno letteralmente le fattezze di animali.
Gli uomini falco in Gordon, da Corno Editore
Il vecchioEroi belli, magari ora meno belli, ma pur sempre giovani. I vecchi, gli anziani sono comparse o tutt’al più “spalle” degli eroi dei fumetti (il più celebre é il Kit Carson di Tex, pronto di riflessi quanto un giovanotto, ma oggetto di punzecchiature da parte dell’amico, a cusa del suo continuo brontolare). Rarissimi i casi di titolari di testate “vecchi”: ricordiamo, tra i pochi, il celebre Kit Carson di Albertarelli e Anastasia Brown.Vecchi, sempre iperattivi però, li troviamo, di nuovo come “spalle”, nel fumetto comico, da Nonna Abelarda, al Numero Uno di Alan Ford (un coprotagonista), alla Signora Carlomagno di Jacovitti. Recentemente in Francia è comparso un nuovo personggio, il cui protagonista è un anziano detective, Oxford.
La Signora Carlomagno, da AVE Edizioni
I mutamenti di stileLo stile cambia quando si verifica una di queste situazioni: 1. personaggi che rimangono sulla scena per tempi lunghissimi, per cui cambiano soggettisti e disegnatori (è il caso di Tex, di Phantom, di Gordon, ecc). In certi casi, invece, lo stile è così unico che il personaggio scompare con la morte dell’autore (vedi Pogo di Walt Kelly); 2. con il passar del tempo il disegnatore matura ed inevitabilmente cambia il suo modo di rendere il personaggio, 3. le condizioni politiche inducono soggettisti e disegnatori a cambiare la rappresentazione di certi personaggi. Tipica situazione quella dei neri americani; Lothar, l’”aiuto” di Mandrake, è nelle prime storie una sorta un scimmione antropomorfo, per poi diventare, nelle ultime storie, un aitante e prestante giovanotto. E’ radicalmente cambiata, ad esempio, la rappresentazione delle donne (è tutto un modo di vedere la donna, adorante il maschio, che è scomparso dai fumetti), anche se l’evoluzione sembra aver preso la strada di un’emancipazione che ha puntato quasi esclusivamente sull’erotismo (ricordiamo Barbarella e la “rivoluzione” italiana di Satanik).
Lothar, da Flli Spada
L’obesitàQui la situazione è chiara. L’obesità non ha buon nome nelle storie a fumetti e quasi sempre c’è una corrispondenza tra obesità e criminalità (recentemente in Nick Ryder sono comparse donne gangsters enormi). Gli obesi non sono quasi mai protagonisti (nel migliore dei casi, “spalle” comiche degli eroi). Rarissime le eccezioni: un personaggio italiano, Porfiri è assolutamente fuori peso (se non obeso), poi ricordiamo l’unico (ci sembra) titolare di una storia che fosse obeso e donna: Gioietta Portafortuna, di tantissimi anni fa.
Gioetta Portafortuna, da Albi d’Oro Mondadori
Le trasformazioniSono legate, generalmente, ad incidenti (per lo più nucleari) che mutano il corpo del protagonista; rimandiamo ai supereroi americani, già citati (I Fantastici 4, ad esempio). Poi i lupi mannari e simili (donne pantera, ecc.). Altro filone, quello dei mondi degli alieni, dei mutanti (vedi Druna di Eleuteri Serperi).
Torcia dei Fantastici 4, da Corno Edizioni
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