| i nostri giardini
Eh no, Roberto caro, fratellino piccolo che sei venuto in questo
mondo, in questi mondi, in questi giardini, quando io ero già uomo, a me che
sono vissuto in questi giardini per un quarto di secolo, a me che, dopo 9490
notti cullate dal fruscio del Mincio, nel partire per il "popoloso
deserto" in cui ora vivo, ho lasciato per sette ore un microfono sulla finestra
per portare con me i suoni di questa valle, a me non lo dovevi fare questo dono
che mi solletica la nostalgia; non mi dovevi ricordare le notti di vagabondaggi
baldorie romanticismi euforie scapestratezze filosofeggiamenti, insomma la parte
più bella della vita; tu, ben sapendo la mia propensione per guardare avanti e
la mia paura di guardare indietro, non dovevi titillare il decrepito pericardio
con queste dolcezze; troppi pericoli di malinconia, la più delicata e la più
pericolosa delle emozioni, quella che indebolisce le difese contro il crudele
crono.
Grazie Roberto.
Beppe
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