|
4 agosto 2010 Dario Ghelfi
|
|
CAINO
Di nuovo un grande Saramago, che con Caino (José Saramago, Caino, Feltrinelli), raggiunge esiti stupefacenti, con una prosa che assume connotazioni singolari, che si articola in lunghi periodi (con “capoversi” che qualche volta occupano anche più di una pagina), in cui domina, come signora della punteggiatura la virgola, laddove, nei dialoghi è lei a dare la dignità della maiuscola alla parola che inizialmente li presenta (la maiuscola è rara in questo racconto e non investe nemmeno i nomi propri delle persone e, tanto meno “dio”, di fatto l’interlocutore di caino[1]).
Annunciato dal fragore del tuono, il signore si fece presente … Chi ha disobbedito ai miei ordini, chi si è avvicinato al frutto del mio albero, domandò dio, rivolgendo direttamente ad adamo uno sguardo corrusco … adamo disse, E’ stata la donna che mi hai dato per conviverci ad offrirmi il frutto di quell’albero e io l’ho mangiato …
Tutta la vicenda è centrata sui personaggi, e dominanti, ovviamente, sono quelli di caino e di “dio” (la trama non è importante ed è desunta dagli episodi del Vecchio Testamento). I dialoghi sono l’elemento portante e la figura che la tradizione cristiana ci ha consegnato come quintessenza del male, caino, l’uccisore del fratello, risulta esserne un campione; caino è un validissimo argomentatore, tanto da mettere spesso il difficoltà il “signore”. Sorge anche il dubbio che, in fondo, questo ultimo, che ha molte della caratteristiche dell’uomo, specie quelle negative (si adira, è spietato, mette a dura prova i suoi fedeli, …), apprezzi caino, valutandolo quasi come un antagonista di rilievo, al contrario dell’angelo ribelle, satana, che si accontenta di martirizzare il povero giobbe, in seguito ad una scommessa fatta con lui (“il signore”, ovviamente, sapeva in anticipo che giobbe non lo avrebbe rinnegato, il rinnegare essendo l’oggetto della scommessa, tra l’altro giudicata “immorale” da caino, che la considera un’inutile cattiveria). Quello che scopriamo è un caino (assassino sì e non solo di abele, come si vedrà nel racconto) in fondo tanto amante della giustizia, da intervenire a salvare isacco (dalla mano di Abramo che stava per sacrificarlo), in vece dell’angelo a ciò deputato, non sarebbe arrivato in tempo, ritardato da un difetto meccanico ad un’ala, che gli aveva fatto perdere più volte la rotta! Gli angeli non ci fanno una gran bella figura nel racconto di Saramago. Il cherubino posto dal “signore” a guardia dell’eden, con la sua spada di fuoco, si lascerà impietosire da eva (che gli chiede della frutta, abbondante e ricca nell’eden, per cibarsi), turbato anche dal suo seno libero
… Eva si tolse dalle spalle la pelle che aveva indosso e disse, Usa questa per portare la frutta. Era nuda dalla vita in su. La spada sibilò con più forza come se avesse ricevuto un subitaneo afflusso di energia, la stessa che portò il cherubino a fare un passo avanti, la stessa che gli fece alzare la mano sinistra e sfiorare il seno della donna …
Altri angeli sono utilizzati come manovali per accelerare la costruzione dell’arca di noé e per trasportarla (anche in seguito alle critiche di caino ai calcoli errati effettuati dal “signore”); in fondo anche felici di essere sottratti per un po’ alla noia della vita in cielo
… sempre quel coro degli angeli lì a proclamare ai quattro venti, la grandezza del signore, la generosità del signore, e pure la bellezza del signore[2]
In un caso, addirittura, vedono la loro “virtù” messa in pericolo dagli assatanati abitanti di sodomia; saranno “salvati” dall’onnipresente caino. Perché caino si muove nel tempo, è un viaggiatore temporale, ciò che permette a lui di essere testimone di innumerevoli episodi assunti dal vecchio testamento e a Saramago di dare ampia libertà alla sua frenata ironia[3]. Un’ironia giustificata dal fatto che, secondo Saramago “La storia degli uomini è la storia dei loro fraintendimenti con dio, né lui capisce noi, né noi capiamo lui”; un’ironia esaltata e condita dal vezzo dell’autore di intervenire con osservazioni che rimandano al nostro presente moderno
dio tese il braccio e, lievemente, premette con la punta dell’indice il ventre di adamo, poi fece un rapido movimento di rotazione e e l’ombelico apparve. La stessa operazione, praticata successivamente su eva, diede risultati simili, ancorché con l’importante differenza che l’ombelico di lei sarebbe riuscito alquanto migliorato per disegno, contorni e delicatezza di pliche … Cinquant’anni e un giorno dopo questo felice intervento chirurgico con cui sarebbe iniziata una nuova era nell’estetica del corpo umano …
… Per la verità, aver definito questo posto una città è stata un’esagerazione. Un certo numero di case … ci mancano le automobili e gli autobus, i segni del traffico, i semafori, i sottopassaggi, i cartelloni pubblicitari … in poche parole la modernità[4] …
C’è, infine, un’altra connotazione di caino che certamente non ci aspettavamo; è un aspetto della sua personalità, del suo essere che ci sorprende e che ci mostra, ancora una volta, la maestria di Saramago di puntare, più che sulle trame, sulla personalità dei suoi personaggi. Caino è un amante appassionato, un vero e proprio campione dell’erezione e della fecondazione[5] e ne dà ampia prova negli amplessi con l’appassionata lilith, la signora delle terre di nod. Ma è negli scontri verbali con il “signore” che caino si rivela in tutta la sua grandezza, dal primo, a seguito dell’assassinio di abele a tutti quelli che verranno, in occasione del suo incontrare tutti quei personaggi del vecchio testamento che sono la cornice di questa storia ironicamente fantascientifica. Non mancano, per finire, gli interventi-spia che connotano il pensiero di Saramago, come quando deride e condanna il maschilismo.
Allorché eva dichiara ad adamo che tenterà di convincere il cherubino posto a guardia dell’eden a darle della frutta
Sei matta. Meglio matta che paurosa. No mancarmi di rispetto, gridò adamo, infuriato, io non ho paura, non sono pauroso, E io nemmeno, dunque siamo pari, non c’è altro da discutere, Sì, ma non ti scordare che chi comanda qui sono io, Sì, è ciò che ha detto il signore, convenne eva, e assunse l’aria di chi non aveva aperto bocca.[6]
Quando lilith discute con caino il da farsi con il marito noah, che ha tentato di uccidergli l’amante
E chi dovrebbe ucciderlo, Tu, No, lilith, non me lo chiedere … ho già la mia dose di assassini … E perché non lo uccidi tu, domandò caino, Credo che, nonostante tutto, non ne sarei capace, Uomini che uccidono donne se ne vedono tutti i giorni, se lo uccidessi tu forse inaugureresti una nuova epoca,
[1] Ed per rispetto all’autore che anche noi usiamo la minuscola per i nomi propri.
[2] Questo “passo” ci
ricorda una scena de “Il mio amico il diavolo”, di Staley Donen [4] E’ “la terra di nod”, di cui è signora lilith, futura amante di caino. [5] Le nuore di Noé, cui spetterebbe il compito di perpetuare la stirpe umana messa in forse dal diluvio universale, lo intuiscono e più e più volte, di nottetempo, lasciano i loro giacigli (dove dormono con i rispettivi mariti), per raggiungere caino. [6] Già in questo primo confronto è l’uomo a non uscirne bene.
|
|
|