04 DIC 2002
UN MODELLO MATEMATICO PER INTERPRETARE LA
PULSIONE AL PENSIONAMENTO
In questi giorni un mio amico e coetaneo mi ha comunicato la
sua mezza intenzione di pensare al pensionamento.
E’ una persona di valore, piazzato a buon livello gerarchico nella struttura
della dirigenza statale, molto appassionato del suo lavoro, in sostanza un uomo
professionalmente riuscito, per cui la notizia mi ha molto sorpreso, tantopiù
che era condita con affermazioni di malumore nei confronti dell’ambiente di
lavoro; in definitiva sembra arrivato il momento del calo delle gratificazioni
professionali.
Infatti è noto che a certi livelli di professionalità si decide il
pensionamento solo per motivi di calo di gratificazione, contrariamente a quanto
succede a livelli minori in cui il lavoratore sogna per tutta la vita di
smettere di lavorare.
Io ho tentato di rappresentare con un grafico l’andamento nel tempo di queste grandezze, costruendo, vorrei dire, una specie di "modello" in grado di rappresentare questa situazione esistenziale e questa pulsione dell’uomo a uscire dal mondo del lavoro. Mi riferisco in linea di massima ai lavoratori dipendenti, soprattutto delle aziende private, ma il modello vale anche per i dipendenti statali; ignoro quanto sia esportabile per i lavoratori autonomi:

In questo quadro si differenziano innanzitutto due tipi di
comportamenti:
Il mio amico dovrà quindi valutare se sia arrivato il momento in cui la curva gialla si avvicina al ginocchio; valutazione non facile perché il suo lavoro ha successo, tutti lo stimano, lui ama il suo lavoro. Comunque è talmente bravo che sono sicuro che la sua scelta sarà quella giusta.
Tutto questo ragionamento mi lascia tuttavia un po’ di amaro in bocca; e un grosso dubbio: come è possibile che la cultura attuale spinga tanto verso un prolungamento della vita lavorativa, con mille suggestioni e suggerimenti sempre più espliciti da parte dei mass-media (anche per un doveroso senso di economicità sociale) e contemporaneamente si stia allargando la fascia di coloro che sempre più presto entrano nella zona di gratificazione discendente ?
Lo esprimo in modo più brutale: i cinquantenni sono sempre
meno utili nelle aziende, la loro posizione nella gerarchia viene sempre più
spesso marginalizzata, il quarantenne sta -forse giustamente- prendendo le
redini delle aziende. Come si può pensare che un manager di livello medio alto
accetti di prolungare una situazione in cui la sua posizione perde continuamente
di rilevanza ? Che cosa se ne vogliono fare le aziende dei livelli intermedi una
volta che siano riuscite a trattenerli sul lavoro ?
Mi si dirà: ma non sono le aziende a voler trattenere i livelli medio
alti quando sono diventati troppo costosi e non sono più utili; sono i conti
dell’INPS e del sistema previdenziale che migliorano con l’allungamento
della vita lavorativa, non i conti economici delle aziende ! ingenuo
!
Ecco; è proprio quello che volevo sentir dire: sono le aziende e non i lavoratori dipendenti a pretendere di scaricare sulla collettività il costo del mantenimento di "anziani" che sarebbero ancora perfettamente in grado di produrre !!
beppe