5 luglio 2004
COME SFUGGIRE AL MONOPOLIO TELEVISIVO ??
Un ritaglio da Famiglia Cristiana,
pubblicazione che apprezzo sempre di più, mi riporta alla mente un tema che mi
angustia da anni. La televisione terrestre è allo sfascio: i pochi meriti della
TV pubblica sono scomparsi sotto la spinta della concezione mutuata dalle TV
commerciali: bisogna fare audience per attirare inserzionisti e pareggiare il
bilancio.
Io sono ancora aggrappato all'idea che i servizi pubblici non siano
aziende con questa unica finalità, ma strutture pagate dai cittadini per
ottenere dei servizi.
Certamente sono fuori tempo e mi consolo con il ritaglio
di cui sopra:

In passato mi ero illuso che qualche
alternativa potesse venire dal satellite; c'era anche una parvenza di
concorrenza, il mito che tutti ci avvince, c'era una offerta ampia, c'era una
buona qualità tecnica.
Ho installato una parabola e mi sono anche affezionato a qualcosa di decente.
Poi è arrivato il signor Murdoch e ha fatto sul satellite la stessa operazione
di cannibalismo monopolistico che era già in atto sul terrestre: a questo punto
abbiamo tutti capito un paio di cose:
Dalla concorrenza non sempre nasce un vantaggio per chi compra, spesso il venditore più forte instaura un monopolio e le illusioni sono finite; gli americani, liberisti veraci, avevano inventato regole che qui ora ci sognamo.
Il vero cliente della televisione non è lo spettatore ma l'inserzionista pubblicitario; ciò può andare per la pattumiera commerciale cosiddetta gratuita (non è vero: paghiamo con i prezzi tutta la pubblicità !!) ma è del tutto intollerabile quando si paga un canone o un abbonamento.
Concludo, senza alcuna speranza, con il testo della lettera che ho inviato a SKY insieme con l'accettazione del contratto di abbonamento.
Spett. SKY Italia
Servizio Clienti
Come richiestomi, vi invio allegata alla presente copia del contratto debitamente sottoscritto.
Vi segnalo comunque, con molto rammarico, che tale mia adesione è da ritenersi provvisoria e comunque fin da ora disdettata a scadenza; ciò in relazione alla mia sostanziale insoddisfazione per il servizio proposto, che, lungi dal migliorare quello già discutibile del precedente fornitore Tele Più, ha ulteriormente perso di qualità. Preciso meglio i motivi di questa mia valutazione, espressa peraltro dopo un periodo di esame forse troppo breve (perciò ho comunque deciso di proseguire a titolo sperimentale per un anno):
-
perdita di contenuti di mio interesse in cambio di altri non di mio interesse:
premesso che non mi interesso di sport e che non apprezzo molto cinema
cosiddetto “di azione”, il nuovo contratto mi costringe ad acquisire i canali di
sport che non mi interessano e quelli di cinema corrispondenti ai precedenti
TELEPIU’ CINEMA che non avevo voluto; in cambio ho perduto CINECINEMA CLASSIC
che non viene sostituito dai pur apprezzabili AUTORE e UNIVERSAL: il cinema
classico americano degli anni 30, 40 e 50 è sostanzialmente scomparso dalla
programmazione.
E’ invece molto presente un cinema violento, nevrotico, fatto di ritmi
insopportabili e di eventi sanguinolenti, che, sempre secondo i miei gusti, è
inaccettabile.
Assolutamente imperdonabile è inoltre la scomparsa del migliore canale (secondo
i miei interessi) della precedente gestione: RAISAT ART, praticamente assente
dai canali che proclamano contenuti “culturali” in quanto nessuno di questi ha
una effettiva specializzazione nelle arti visive contemporanee, né fornisce il
benchè minimo aggiornamento sugli eventi attuali del settore; in sintesi RAISAT
ART equivaleva a un ottimo periodico di cultura e informazione adatto anche a
professionisti del settore, mentre tutta la programmazione attuale ha al massimo
il valore di una divulgazione superficiale e scoordinata. Aggiungo (vi prego,
non sorridete) che vivendo in Italia e guardando una televisione italiana mi
disturba un poco sentire che il canale CDI viene annunciato come “calt”; per
favore dite alle annunciatrici che in italiano cultura si
pronuncia cultura e non caltura, mentre se il signor
Murdoch è nato in Australia mi dispiace per lui ma qui si parla diversamente.
Mi dispiace anche il ridimensionamento di RAISAT e la perdita di chiarezza dei
contenuti; i canali precedenti erano meglio connotati e riconoscibili rispetto a
PREMIUM ed EXTRA. Amerei segnalare il mio disappunto anche a RAISAT ma mi limito
a comunicare con SKY non avendo trovato nemmeno su Internet un indirizzo a cui
rivolgere le mie lamentele.
In compenso il costo mensile dell’abbonamento è passato da 24€ a 30 €.
-
Perdita della tematicità dei canali:
nel complesso mi pare che si sia verificata una perdita della caratteristica più
interessante delle PAY-TV, la specializzazione dei canali, dal momento che, a
parte i canali di news, cinema e sport, quelli più orientati alla cultura hanno
perso ogni connotazione, le trasmissioni anche interessanti sono distribuite in
modo da non poterle individuare con chiarezza. L’esempio più eclatante riguarda
i contenuti del già citato RAISAT ART, che si ritrovano in parte distribuiti fra
Leonardo (strana mistura di moda, arte, e altro), CULT, ecc. senza alcuna
riconoscibilità di canale. Lo stesso, apprezzabile, canale CULT comprende troppe
cose, fra cui della programmazione cinematografica definibile culturale in un
senso talmente ampio da essere praticamente senza confini. Accettabile, anche se
solo a livello divulgativo la programmazione dei canali “scientifici” (Discovery,
National Geografic, ecc), ma bisognerebbe allargare un po’ i concetti:
scienza non è equivalente a tecnologia e civiltà
non è solo storia di guerre; capisco anche che questi sono temi
complessi e non si può pretendere dalla televisione un surrogato
dell’Università.
Nel complesso trovo che sarebbe necessario fare un po’ di chiarezza sui
contenuti di alcuni canali, recuperandone la specializzazione e quindi
l’impostazione tematica che tanto giova a distinguere la PAY-TV dalle
televisioni cosiddette “generaliste”.
- Pubblicità: sempre più insopportabile la presenza della pubblicità nelle trasmissioni, che sta rendendo la televisione a pagamento troppo simile a quella commerciale e trasmette la chiara sensazione che il vero cliente che alimenta il business di SKY non sono io, spettatore pagante, ma l’inserzionista.
- Servizi accessori: mi riferisco sostanzialmente alle guide, cartacea ed elettronica alla programmazione. Per quella on line: frequenti errori di programma, titoli dei films troncati, descrizioni incomprensibili, grafica come prima molto migliorabile, il canale 913 (sede mi si dice della programmazione) sparito dopo la rinumerazione manuale (per sopperire alla cervellotica attribuzione automatica dei numeri). Per quella cartacea troppo spazio speso per parlare dei programmi e troppo poco per elencarli in maniera più completa e dettagliata.
Non mi dilungo invece sui meriti della nuova gestione, che tuttavia esistono e consistono nella maggiore disponibilità di canali, nella ricchezza di emissioni di news, nella finora migliore continuità di emissione (prima avevo subito diverse interruzioni) e nella presenza di alcuni canali definiti “in arrivo” fra i quali posso sempre sperare di rivedere le cose buone che ricordo della passata gestione, ad esempio RAISAT ART, CINECINEMA CLASSIC, PLANET com’era prima, RAISAT ALBUM, ecc.
Concludo precisando che altri utenti di mia conoscenza condividono questi pensieri, augurandomi che la logica del monopolio non impedisca di attuare i miglioramenti suggeriti dalle richieste dei clienti e ripromettendomi di fare una ulteriore valutazione per decidere il rinnovo dell’abbonamento.
Cordiali saluti e buon lavoro
Beppe Domenichini
Non ho avuto ovviamente alcuna risposta
beppe
PS: non è vero che non ho ottenuto
alcuna risposta;
a metà luglio, approssimandosi la scadenza dell'abbonamento
la solita gentilissima sconosciuta mi ha telefonato a nome di SKY
chiedendomi se ero ancora del parere di cessare i rapporti.
Nessun commento ovviamente sulle mie recriminazioni,
la poverina non aveva ovviamente la veste per trattare
cose tanto complesse.
Ho risposto sconsolato che avrei rinnovato l'abbonamento
in totale assenza di qualsiasi alternativa.
EVVIVA LA LIBERA CONCORRENZA