08 DIC 2002
Riflessioni da Frau Monaco
La "giunta" Bush, così la chiama Gore Vidal, fin dai suoi esordi ha manifestato chiaramente la sua politica energetica. Del resto dobbiamo tenere conto dei finanziamenti dei petrolieri alla campagna elettorale del Presidente, spinto a forza anche dai Magistrati della Corte Suprema all’alta carica per la quale dava chiari segnali di non essere all’altezza.
I primi esordi sono stati l’abbandono delle trattative israelo-palestinesi che Clinton aveva portato molto vicine all’accordo.
Poi fra le righe si è potuto capire l’intento di aumentare lo sfruttamento del petrolio dell’Alaska (il problema dell’America è che ha il 50% del petrolio di cui ha bisogno e si sa che fra dieci anni sarà esaurito).
L’alleanza tra il governo e i petrolieri è saltata agli occhi proprio perché da Bush alla Rice vi sono molti personaggi con grosse cointeressenze nel mondo del petrolio. Naturalmente per arrivare a fare i muscoli la potenza imperiale americana aveva bisogno di fare una politica aggressiva vestita da difesa del popolo. L’attentato dell’11 settembre ha fornito una motivazione "difensiva" contro l’Afghanistan dove i Talebani avevano deluso gli americani che erano interessati a fare i loro oleodotti che potessero trasportare il greggio dalle ex repubbliche sovietiche al Golfo Persico. L’"operazione Bin Laden" era in effetti originata dalla necessità di avere un governo amico in quel paese. Sospesa l’operazione contro i Talebani, ora c’è un pericolo da parte degli "stati canaglia", ma quello che è più canaglia è l’Irak che è ricchissimo di petrolio; è meno pericolosa la Corea del Nord che ha dichiarato di avere le armi atomiche; ma si sa che non ha petrolio e quindi il pericolo è minore, anche se i dirigenti comunisti fanno morire di fame il popolo.
Il pericolo è l’Irak di Saddam Hussein. Secondo i cervelloni della destra americana si doveva attaccare senza tante trattative all’ONU e con le potenze con diritto di veto: Francia, Russia, Cina. La prudenza di Powell ha avuto la prevalenza. Quindi la diplomazia americana si è messa in moto per convincere gli Stati con diritto di veto al Consiglio di Sicurezza. Convincere la Cina è stato relativamente facile, perché ora si trova in una fase di espansione e ha bisogno di vendere nei più grandi mercati; inoltre ha la necessità di attirare capitali. La Russia di Putin ha opposto argomenti più duri. Vede male l’imperialismo americano negli stati del Medio Oriente inoltre ha bisogno di capitali che in parte conta di realizzare con la vendita del suo petrolio. A tal fine è indispensabile che il prezzo del greggio non scenda sotto i 20 dollari al barile. Evidentemente Powell lo sta convincendo su questo ultimo punto. Forse sarà più difficile rassicurare Chirac, non tanto per i contratti favorevoli ottenuti da Saddam, quanto invece perché non accetta la mano anglo-americana sul petrolio del Medio Oriente.
Sembra che Bush sia intenzionato a scavalcare l’ONU una volta ottenuto il consenso dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Contano di più i 52 paesi a cui Bush ha inviato una lettera con richiesta di appoggio (con forse qualche promessa).
Stiamo assistendo a una esautorazione dell’ONU e ad una
valorizzazione dei paesi della NATO allargata. Poi procederà con la
"politica delle cannoniere" (ora portaerei).
Chissà se F.D.Roosevelt
padre dell’ONU prematuramente scomparso sarebbe d’accordo che l’ONU faccia
la fine della Società delle Nazioni. Ritengo che Roosevelt nella sua
lungimiranza non avrebbe approvato la politica miope di Bush e sarebbe stato
ferocemente contrario.
frau
Chiosa di Beppe
Rileggendo la nota del mio amico Frau mi sono venute in mente un
paio di cose. Primo, non vorrei che egli sembrasse "antiamericano",
visto che oggi il concetto di antiamericanismo viene attribuito all'eredità di
una certa sinistra che un tempo, sedotta dal socialismo reale, guardava con più
simpatia a est che a ovest. Frau non può essere antiamericano, essendo da
sempre un buon democristiano, serio, impegnato, per molti anni incaricato di
importanti ruoli nella pubblica amministrazione, anticomunista con i piedi per
terra, occidentale e cristiano come meglio non si può. Non è antiamericano
come non lo sono io, né tutta la mia generazione cresciuta dopo
l'antiamericanismo fascista con il mito degli USA come la Mecca della civiltà;
come potrei rinnegare F. D. Roosevelt, Louis Armstrong, John Ford, Marilyn
Monroe ??
Però nessuno ha più fette di salame sugli occhi e siamo tutti in grado di
capire e giudicare se ci piacciono o no le azioni del governo (di infima
maggioranza) del paese che è il nostro modello.
E siamo anche in grado di capire se e quanto gli interessi che queste azioni
sostengono siano i nostri: in effetti sul petrolio tutto il mondo occidentale
condivide i problemi americani e tutti saremmo interessati a continuare ad
averlo secondo una logica di forza anziché secondo le leggi del mercato.
Ma c'è un limite a tutto: sembra che buona parte dell'opinione pubblica
occidentale, a dispetto delle pressioni dei mass-media, non sia disposta ad
affrontare una contrapposizione planetaria "occidente contro Islam"
con tutte le conseguenze tragiche che se ne possono immaginare, allo scopo di
mantenere il predominio sullo sfruttamento della più economica fonte
energetica.
Ma io non sono un pessimista e vedo sempre i lati buoni delle
cose, perciò la seconda riflessione è abbastanza positiva. Se il governo della
massima potenza mondiale è costretto a fare i conti con alleati, ex nemici,
neutrali, opinioni pubbliche diverse, pareri interni contrastanti, eccetera, per
decidere la defenestrazione di un dittatoriello in un paese debolissimo che
pochi decenni fa sarebbe stato invaso in due giorni, vuol dire che l'umanità ha
fatto qualche passo avanti e che anche la politica delle cannoniere deve fare i
conti con il buon senso delle popolazioni coinvolte.
Lo so che alla fine le cose andranno per il loro verso, non sempre buono, cioè
che la ragione sarà sempre del più forte, ma non mi dispiace constatare
qualche progresso nella lunga storia di questo bipede prepotente.
Un ultimo pensiero di stampo lessicale, questo non molto felice:
da qualche tempo la parola "pacifista" è diventata un insulto, anche
sui quotidiani meno allineati, anche in bocca ad antichi sovversivi, ora
brillanti corsivisti.
Mi pare una cosa molto sbagliata; io penso che sia veramente triste usare oggi
"pacifista" come un tempo si usava "imbelle"; proprio
come insulto.
Pacifista invece è chi cerca di risolvere le cose secondo la Costituzione in
Italia, secondo la Carta delle Nazioni Unite nel mondo, secondo Cristo per chi
alla domenica mattina si inginocchia davanti ai crocefissi. Pacifista è chi si
ricorda di avere visto la guerra in casa e chi ha orrore nel pensare che altrove
non è mai finita, pacifista è chi pensa che il più forte deve saper
trattare anche andando con le trattative al di là delle intenzioni e della
disponibilità dell'avversario.
Pacifista è il Cristiano, e lo è tanto più quanto più la sua posizione si trova contrapposta al fanatismo e all'intolleranza. Chi non è pacifista e si dice Cristiano, è un bugiardo.
beppe