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20 gennaio 2008
Alessandro Foroni mi invia alcuni suoi interventi pubblicati sul giornale l'Arena circa i pericoli di degrado ambientale del bellissimo territorio intorno a Valeggio; partecipe dell'ansia di tanti valeggiani, li pubblico volentieri, non tanto perchè argentoeno possa aggiungere qualcosa alla diffusione già data dal maggiore quotidiano veronese, ma per fungere almeno da eco . . . talvolta repetita iuvant. beppe
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da L'Arena sabato 12 gennaio 2008 pag. 27 VALEGGIO. Rivendicato il diritto del
Comune a tutelare l’area classificata in zona agricola
Non è piaciuta al sindaco Albino
Pezzini l’idea che in Provincia venisse presentata una mozione
sulla tutela del Monte Mamaor, la grande oasi verde (circa 78
ettari) in via di dismissione da parte del demanio militare.
Così, giovedì pomeriggio, s’è presentato nella sala rossa del
palazzo della Provincia di fronte alla commissione consiliare
della provincia che si occupa di ecologia, ambiente e parchi,
per testimoniare il suo disappunto nei confronti della proposta
del consigliere Paolo Tovo. Nel suo documento, Tovo aveva
sottolineato il particolare pregio «del paesaggio, dei boschi e
della fauna di questa zona unica nel nostro territorio» che
potrebbe costituire una «attrazione naturalistica e
paesaggistica rilevante», dando un forte «impulso alla
valorizzazione turistica dei due Comuni», cioè Valeggio e
Villafranca che ha i confini poco distanti dal Mamaor. Per Tovo,
è possibile sviluppare «una peculiare ed innovativa immagine per
decantare e divulgare il valore di questo territorio che ha
anche grandi patrimoni di storia, cultura ed enogastronomia».
Per far questo il consigliere aveva suggerito di inserire la zona tra quelle tutelate nel Ptcp (Piano territoriale di coordinamento provinciale), realizzando collegamenti pedonali e ciclabili col Parco del Mincio e quello del Tione. «Non capisco», ha affermato un arrabbiato Pezzini, «perché ci sia questa enfatizzazione su Monte Mamaor che non fa altro che sollecitare gli appetiti dei privati che mi telefonano per sapere qualcosa di più sulla possibilità di acquisirlo. Preferisco invece non andare a strombazzare le nostre intenzioni ai quattro venti e proseguire nei contatti con gli enti preposti». L’area è già tutelata come agricola, secondo il sindaco che ha ribadito la sua contrarietà alla creazione di un parco nella zona. «Sono solo carrozzoni», ha detto. Poi il consigliere Mario Zampedri ha invitato Tovo a ritirare la mozione. Per il presidente della commissione, Andrea Tognetti, che ha invitato a trovare un accordo, «i comuni sono sovrani a casa loro». Stupito della reazione Tovo: «Non capisco l’irritazione del sindaco visto che la tutela di aree importanti e delicate come questa rientra proprio tra i compiti della Provincia. Vorrà dire che se ne riparlerà al momento di coordinare il Pat (Piano d’assetto territoriale) del comune col Ptcp». È poi intervenuto Giorgio Scarato: «Sembra quasi che si tratti di lesa maestà, invece l’amministrazione di un comune non può che godere di questa attenzione a livello provinciale. A meno che sotto non ci siano scopi inconfessabili». Intanto la presa di posizione di Pezzini sembra aver sortito effetti sul convegno, organizzato dall’associazione vicina all’Udc "Verona al centro” che si terrà sabato 19 al ristorante Serenità, sul tema "Monte Mamaor e Monte Vento: quale futuro?”. Infatti, mentre fioccano partecipazioni di amministratori, docenti universitari e tecnici, stanno dando forfait gli esponenti di Forza Italia (dal sindaco all’assessore regionale all’urbanistica, Renzo Marangon). venerdì 11 gennaio 2008 pag. 29
La Provincia archivierà l’esposto
contro la realizzazione di una cittadella turistica a pochi
passi dal Mincio, ma, quando il consiglio comunale avrà
approvato il Piano di recupero dell’area ex Icomec, toccherà
alla Regione esprimersi ed anche la stessa Provincia lo
esaminerà. Lo ha affermato Elisabetta Pellegrini, dirigente
dell’ufficio tecnico della Provincia, durante la commissione
consiliare di martedì pomeriggio, convocata su richiesta dei
consiglieri di minoranza del gruppo autonomo "rossoverde",
Giorgio Scarato e Paolo Andreoli. «Non siamo entrati nel
merito», ha dichiarato Elisabetta Pellegrini, «delle scelte
politiche che competono al Comune, ma abbiamo controllato che
non vi siano violazioni della normativa nella variante
urbanistica proposta, senza riscontrarne. Certo, appena avremo
in mano il piano di recupero ci sarà un attento esame».
Una volta approvato il piano in consiglio il Comune potrebbe ricorrere alla Regione per avere un definitivo via libera. «Manca infatti un piano ambientale d’area (come quello per il Garda-Baldo in via di realizzazione)», ha continuato la dirigente, «che funga da cornice ed allora potrebbe essere la giunta regionale a derogare, visto che il Ptrc (Piano territoriale regionale di coordinamento) è di sua competenza». L’ex-sindaco di Valeggio e consigliere di Forza Italia, Fausto Sachetto ha proposto un sopralluogo per rendersi conto del degrado dell’area. «L’immobile, acquistato dal tribunale di Milano dopo il fallimento della Icomec», ha detto, «subirebbe una ricomposizione migliorativa per realizzare un centro turistico-ricettivo da un piano e mezzo di altezza, con un discreto vantaggio per il Comune a cui verrebbe consegnata, già sistemata, l’area demaniale della Mantova-Peschiera». Di diverso avviso i consiglieri Scarato ed Andreoli. «Non mi sembra per niente logico di questi tempi», ha affermato Scarato, «andare a costruire in riva al Mincio. Spero che esondazioni non ce ne siano più, ma ormai, dopo Soverato ed altri casi, non si costruisce più in zona golenale ed anzi si lascia al fiume lo spazio per espandersi in sicurezza». Andreoli lancia un appello al sindaco Albino Pezzini e al presidnete della Provincia Mosele: «Abbiano la sensibilità urbanistica ed il coraggio di dire no ad una cementificazione che rovina il Mincio». A Pezzini poi, da ex-sindaco, Andreoli ha consigliato: «Usi le tante leve che un amministratore può adoperare. Come il credito urbanistico, per spostare le costruzioni in un’altra zona». venerdì 11 gennaio 2008 pag. 29
Nell’esposto, presentato a febbraio 2007,
Bellino Bellini, cittadino di Salionze, faceva appello al
presidente della provincia, Elio Mosele, titolare della delega
allo sviluppo urbanistico del territorio, «affinché non voglia
permettere un ulteriore scempio, causato da una nuova colossale
cementificazione del territorio». L’intervento sotto accusa
consisterebbe nel recupero di capannoni fatiscenti per un volume
di circa 18 mila metri. Bellini sottolineava che quest’operazione
era «già stata bocciata nel 2001 dalla Regione e dalla
Provincia, perché contrasta col Ptrc (Piano territoriale
regionale di coordinamento) che individua la zona come ambito
fluviale di tutela. Inoltre è in contrasto anche con il Ptp
(Piano territoriale provinciale) che considera la zona
meritevole di salvaguardia».
A.F.
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