| 29 novembre 2009 da Beppe: La famiglia contadina nel modenese |
|
Giuseppe Di Genova e Dario Ghelfi LA FAMIGLIA CONTADINA NEL MODENESE Edizioni il Fiorino - Modena
La coppia Di Genova/Ghelfi
non è nuova a queste analisi storico-antropologiche che esplorano il
passato di Modena e provincia con la passione di chi ama la propria
terra e il metodo scientifico di chi sa bene come acquisire le
informazioni e conosce il valore delle testimonianze dei protagonisti.
Questa nuova fatica della coppia modenese approfondisce con vigore e sincera passione un argomento che, in maniera diversificata per regione, rappresenta uno dei più fecondi temi per lo storico: la vita delle classi umili che coltivavano la terra, fonte della gran parte del reddito nazionale prima della terziarizzazione. Il tema comprende tutti gli aspetti socio-economici e culturali su cui è ancora utile far luce ad uso delle generazioni che non ne hanno avuto alcuna percezione. Infatti, se già la mia generazione che ha appena intravisto la guerra ne ha avuto un vago sentore, i miei figli non hanno la più pallida idea di come si potesse vivere senza telefono, che dico? senza automobile, senza bagno in casa, senza scarpe e con un solo cappotto rivoltato dopo l'uso da parte del fratello maggiore. Quello che sopratutto piace in questo lavoro è il metodo, vale a dire la concreta importanza attribuita alle testimonianze dei non più tanto numerosi testimoni che ricordano le vicende e le situazioni dell'epoca trattata: sostanzialmente i decenni fra le due guerre mondiali con qualche strascico negli anni '50. Tutta la trattazione è infatti incentrata su una ricca serie di interviste che gli autori hanno collezionato, interrogando parenti, conoscenti e sconosciuti per recuperare qualsiasi ricordo significativo sulle condizioni di vita, il codice etico, i sogni e le speranze dei contadini prima della grande trasformazione della società della seconda metà del secolo; una particolare attenzione è data anche alle condizioni della donna.
Il secondo motivo di apprezzamento di
questa opera è l'ampiezza di orizzonti, la completezza cioè
dell'analisi socio-economica proposta: dall'alimentazione alla
religione, dalle feste alla medicina alla condizione giovanile,
all'urbanistica, alla gerarchia familiare, tutto illustrato e
documentato con completezza, addirittura con una certa esuberanza, penso
alla appendice sull'Hotel Katia, interessante ma magari un po'
periferico rispetto al territorio esaminato. Vien da chiedersi quanto
tempo ha richiesto la raccolta di un tal numero di informazioni, la
consultazione dei testimoni, la selezione, catalogazione, trascrizione
del materiale.
Ultimo, ma non marginale motivo pregio del libro è indubbiamente lo stile letterario di questo lavoro a quattro mani; un centinaio di pagine che si leggono d'un fiato; ebbene sì, fa una certa impressione usare per un saggio di storia un lessico che si addice più a un romanzo che a una trattazione di questo tipo, ma non ho dubbi: questo volume si legge con piacere e, come raccomanda la migliore didattica, regala il piacere di imparare. Chi, riconoscendo nella firma di uno degli autori uno dei più assidui collaboratori di argentoeno, osasse insinuare una mia compiacente benevolenza in questo giudizio, accolga la mia sfida: legga il libro e si convincerà della mia inattaccabile oggettività. Unico appunto, imputabile
direi più all'aspetto editoriale che alla cura degli autori, la mancanza
di note al testo; mi sembrerebbero un complemento indispensabile molti
riferimenti ai testimoni, alle località citate, qualche traduzione in
più delle locuzioni dialettali, eccetera. C'è addirittura un caso (pag.
21) in cui parlando di cibo si cita una fantomatica "nota 33" di cui non
trovo traccia. Beppe
|