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Genocidio greco Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Con l'espressione genocidio greco si intende l'insieme di azioni violente organizzate ed eseguite tra il 1908 e il 1923 da parte dalle autorità ottomane, il cui risultato fu lo sradicamento dei greci dalle terre rimaste sotto dominio turco.[1] [2]
Storia Il genocidio contro i greci ebbe luogo gli stessi anni del genocidio di popolazione armene e del genocidio di popolazione assirie dentro all'Impero ottomano. I fatti storici del genocidio greco ebbero inizio il 1908, quando i Giovani Turchi proclamarono che "la Turchia appartiene ai turchi", e terminarono con l'interscambio di popolazioni stipulato nel Trattato di Losanna nel 1923 che sancì la fine della Guerra d'indipendenza turca. Le vittime del Genocidio Greco, stimate da parte greca, durante questo periodo oscillano tra 300.00 e 1,5 - 2 milioni di persone, l'alto numero sarebbe dato sommando quelle dell'Asia Minore, di Costantinopoli, della Cappadocia e del Ponto. [3][4] Testimonianze Testimonianze scritte del genocidio greco si trovano nel libro di George Horton, console generale degli USA a Smirne nel 1922 [4], e nel libro di Henri Morgentaw, ambasciatore americano a Costantinopoli [5]. Inoltre c'è l'opera letteraria di Elia Venezis Il numero 31328 (1931), ritenuto dall'autore come "il libro della schiavitù", dove descrive le sue esperienze nel momento in cui viene preso come ostaggio all'interno dell'Asia Minore. Dai 3000 ostaggi presi con lui soltanto 23 sopravvissero . Altre opere conosciute su questi dettagli sono La catastrofe minorasiatica (Atene 1970) e Terre sanguinose (Atene 1989) di Dido Sotiríou, e Neanche il mio nome di Thea Halo.
Riconoscimento del genocidio greco Salonicco: Monumento ai rifugiati greci dalla regione pontica Il riconoscimento formale dell'esistenza del genocidio greco, e' diventato recentemente un caso internazionale, acuito dalla mai sopita conflittualità greco-turca e riacceso dai recenti riconoscimenti internazionali dati al genocidio armeno e dalla richiesta turca di ingresso nella Comunità Europea. Ne sono risultate particolari prese di posizione nelle aree ove vivono minoranze di origine greca, come negli Stati Uniti, dove i governi di alcuni stati hanno preso un posizione di riconoscimento ufficiale del genocidio, tra questi il Massachusetts [6], la Florida [7], la Pennsylvania [8], la South Carolina [9], New Jersey (che peraltro nella sua risoluzione limita il numero delle vittime a 335000 greci del Pontico) [10], Illinois [11]. Nel dicembre 2007 la International Association of Genocide Scholars (IAGS), organizzazione che riunisce importanti studiosi dei fenomeni di genocidio, ha approvato a larga maggioranza una risoluzione in cui afferma che la campagna del 1914-1923 contro i greci dell'Impero Ottomano costituì un genocidio. [12] [13] In precedenza altri riconoscimenti erano stati quello dallo Stato greco, che con la legge del 1994 stabilisce il 19 maggio come giorno in honorem; e la proclamazione del governatore di New York George Pataki, in cui il 19 maggio 2002 viene dichiarato "Giorno in memoria del genocidio dei greci del Ponto". Da parte loro, i turchi sostengono che non sia mai esistito un tale genocidio, ma ricollocazioni delle popolazioni greche come risultato dell'incursione greca in Asia Minore. Da parte sua la Turchia nega l'esistenza di un qualunque genocidio; il governo turco ha rilasciato una dichiarazione affermando che la descrizione degli eventi, data dai greci, non ha alcun fondamento storico" [14]. "Noi condanniamo e contestiamo la presente risoluzione" ha dichiarato il ministro degli Esteri turco, a seguito della proclamazione del 14 settembre [15] come giornata del ricordo in Grecia, aggiungendo e ritorcendo le accuse: "con questa risoluzione il Parlamento greco, che in realtà deve scusarsi con il popolo turco per i massacri perpetrati in Anatolia, non solo sostiene la politica tradizionale greco di distorsione della storia, ma mostra anche che lo spirito espansionistico greco è ancora vivo"[16] .
Note
Bibliografia
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LA CATASTROFE
La grande pietà
Ēlias Venezēs
Addio AnatoliaSotiriu DidoLibreria Universitaria
Freddy NettunoMurray Les A.
Il protagonista, un marinaio australiano, è un superuomo suo malgrado: dopo aver visto bruciare le donne armene per mano dei turchi ha contratto una forma sconosciuta di lebbra. Ha perso il senso del tatto diventando insensibile al dolore e ha guadagnato una forza smisurata. Afflitto, rifiuta la forza del suo corpo menomato, vorrebbe solo tornare in Australia, a casa sua, un "lavoratore tra altri lavoratori", liberarsi di quel corpo e di quel sé alieno. Attraverserà quasi tutto il secolo, due guerre mondiali, la fame nell'America della Depressione e il lavoro a Hollywood, prima di riuscire a intendere il consiglio di un misterioso sacerdote di Gerusalemme: "Quando riuscirai a pregare con tutto il cuore di liberartene, quel giorno se ne andràIl colosso di MarussiHenry MillerFeltrinelliMentre la guerra si avvicina, Henry Miller si gode l'occasione di fare un viaggio in Grecia, la prima vera vacanza da vent'anni e forse l'ultima almeno per un lungo tempo. Si imbarca da Marsiglia alla volta del Pireo per raggiungere l'amico Lawrence Durrell che si trova a Corfù. Inizia così un'avventura alla scoperta di un mondo stupefacente, mitico, unico, dove gli si rivelano bellezza e miseria di un paese che è ancora un sacro recinto, con ritmi, tempi, riti tutti suoi. Di tappa in tappa, lo scrittore incontra gente diversa e di differenti nazionalità, fa conoscenza con un'umanità cangiante, e si confronta con tanti greci anche illustri. Ma soprattutto lo conquista la compagnia di Ghiorghios Katsìmbalis, un uomo dal fisico taurino, ma agile come un leopardo e timido come una colomba, rude e insieme delicato, che lo affascina fin dal loro primo incontro ad Atene. Sarà proprio Katsìmbalis, il colosso proveniente da Marussi, con i suoi discorsi dal fascino misterioso ad aiutare Miller a capire la natura e il carattere del greco, antico e moderno.Middlesex Jeffrey Eugenides
Mondadori
Smyrne à la fin de l'Empire ottoman : un cosmopolitisme si voyantGEORGELIN HervéCahiers de la Méditerranée, vol 67 Du cosmopolitisme en méditerranée2005
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