CENTRUM LATINITATIS EUROPAE - Punto di Berlino
HUMBOLDT UNIVERSITAT - Berlin
secondo Convegno Italo-Tedesco
LA FORZA DEL PASSATO FRA MITO E REALTA'
29-30 NOVEMBRE 2003
UNA LETTURA MODERNA DEL
MITO DELLA CAVERNA
Una premessa: io non sono uno studioso di filosofia, né un profondo conoscitore
di Platone; sono invece un curioso dei meccanismi comunicativi e delle diverse
forme espressive, in particolare dei linguaggi multimediali che frequento per
produrre dei piccoli video che ho presentato in diverse occasioni legate al
mondo dell’arte.
Nel parlare del rapporto fra la caverna platonica e l’arte non sono quindi dalla
parte del filosofo né del politico, ma tendenzialmente da quella dell’artista.
Userò una esposizione multimediale (immagini, suoni, musiche, filmati,
animazioni varie) non per un deteriore gusto per lo spettacolo, ma perché queste
modalità comunicazionali sono funzionali al discorso che intendo proporre.
Qualche esempio che presento è costituito da mie opere.

"... considera degli uomini chiusi in una specie di dimora
sotterranea a mo' di caverna,
avente l'ingresso aperto alla luce e lungo per tutta la lunghezza dell'antro, e
quivi
essi racchiusi sin da fanciulli con le gambe e il collo in catene, sì da dover
star fermi
e guardar solo dinanzi a sé, ma impossibilitati per i vincoli a muovere in giro
la testa;
e che la luce di un fuoco arda dietro di loro, in alto e lontano e che tra il
fuoco e i
prigionieri corra in alto una strada, lungo la quale è costruito un muricciolo,
come quegli
schermi che hanno i giocolieri a nascondere le figure, e sui quali esibiscono i
loro spettacoli."
Platone, La Repubblica libro VII
Qui vediamo una ricostruzione (forse un po' scherzosa) della caverna platonica,
utile a illustrare il paragone con le arti multimediali del XX secolo.
Ecco ancora la caverna platonica: è una sala cinematografica: il cinema
rappresenta il linguaggio artistico più caratterizzante del ventesimo secolo e
una forma di comunicazione di grande efficacia; con il cinema è nato il
linguaggio della multimedialità, quanto meno quello riproducibile e disponibile
per una fruizione di massa e continuativa; anche il teatro, linguaggio
antichissimo, è infatti a suo modo multimediale, ma con caratteristiche di
fruizione del tutto diverse e notevolmente più limitate.
Questa autentica rivoluzione non poteva non segnare la cultura e il costume del
ventesimo secolo, infatti dal cinema deriva buona parte delle innovazioni
artistiche degli ultimi decenni.

Caverne di oggi: la sala cinematografica
I linguaggi artistici che si rifanno al cinema e alla multimedialità possono
quindi a buon titolo materializzare il concetto di "arte" o "poesia" di cui
parla Platone ne "La Repubblica" per negarne la validità sotto il profilo della
"vera scienza"; e contemporaneamente per negare all’artista la cittadinanza
nella Repubblica, ma di questo aspetto, più politico, già molto analizzato, oggi
non ci occuperemo.
Il parallelo fra l'immagine della caverna platonica e lo spettacolo
cinematografico, o, con piccola modifica della geometria, quello televisivo, è
fin troppo ovvio, ma vale la pena di riflettere sullo stato dei
prigionieri/spettatori che devono assistere allo spettacolo. Non c'è dubbio
infatti che il confronto funzioni perfettamente sotto il profilo
tecnico-meccanico (lo schema luce-corpi opachi-schermo), mentre una differenza
sembrerebbe esserci nella condizione degli spettatori: i prigionieri platonici
sono costretti a guardare per tutta la vita solo questa realtà, ignorando quella
vera, gli spettatori del cinematografo scelgono invece liberamente e
temporaneamente di assistere allo spettacolo; poi usciranno e rivedranno la
realtà vera.
Ma non illudiamoci: la potenza comunicativa del cinema è tale che le catene
virtuali di questi prigionieri non si scioglieranno per nulla quando lo
spettacolo finirà.
Vediamo un piccolo esempio di come può degenerare questa espressione artistica
che si esplica mediante i mezzi multimediali: come caso certamente estremo ma
molto significativo, qualche minuto di pubblicità televisiva.

Caverne di oggi: la pubblicità televisiva
Abbiamo riconosciuto tutti gli inganni, i simulacri della realtà che ci sono
stati proiettati da dietro il muretto? bellezza, ricchezza, potenza, salute,
sesso . . . ci sono tutti !
Non c'è dubbio che questi messaggi ci presentano una realtà platonicamente
falsa; non c'è dubbio che l'uso e l'abuso di questi linguaggi comunicativi da
parte di spregiudicati "registi" riescano a condizionare i comportamenti delle
masse, talvolta con risultati eticamente accettabili (come mantenere in
rotazione la vorticosa giostra dei consumi, anche inutili) ma in altri casi
anche con finalità più subdole o addirittura criminose (tutti i peggiori regimi
del secolo scorso si sono serviti di cinema, radio, televisione per formare e
mantenere un consenso demagogico e assolutista).
In ogni caso il prigioniero-spettatore viene controllato grazie a una visione
distorta della realtà che gli viene proiettata da "dietro il muretto".
Dobbiamo dunque ritenere che abbia inequivocabilmente visto giusto Platone ?
L'arte e la poesia non forniscono una conoscenza vera ma solo ombre e simulacri
della realtà; quindi il poeta non potrà avere un posto di rilevo nella
Repubblica, solo il filosofo ne è degno, poichè solo la filosofia è vera scienza
mentre l'arte inganna ed è strumento di inganno per il popolo; anzi spesso è un
potente strumento per la tirannide e l’oppressione.
Io non sono più tanto sicuro della negatività dell’arte come strumento di
conoscenza; vediamo questa immagine: è un elettrocardiogramma, il mio di qualche
mese fa quando la mia ipertensione era fuori controllo.

Elettrocardiogramma: la visione scientifica della cardiopatia
Che cosa dice che cosa comunica della realtà a voi o a me, a tutti, salvo ai
cardiologi? Quasi nulla, mentre per il cardiologo è chiarissimo e fonte di "vera
conoscenza".
Ma per l'uomo questa “vera conoscenza” non sempre è sufficiente per una reale e
completa comprensione della realtà, una comprensione che lo coinvolga appieno .
Se infatti io vi faccio sentire anche il suono del mio cuore, la vostra
conoscenza migliora: eccolo, ho registrato il suono mettendomi il microfono sul
petto.
Ora per descrivere il mio cuore c’è il tracciato dello scienziato e il suono che
lo completa; ma non si tratta ancora di arte. Infatti una ancora più "vera
conoscenza" della situazione del cardiopatico ce la può dare un poeta. Sentiamo
un musico che canta una lirica di E. Lee Masters da "Antologia di Spoon River":
la vita e la morte del cardiopatico sepolto nel cimitero del villaggio sono
rappresentate meglio con questi versi che con chilometri di elettrocardiogrammi.
Sembra che la "vera conoscenza" data dalla scienza per l'uomo non basti.
Abbandoniamo il cuore, è troppo facile. Parliamo di teologia: qui vediamo San
Tommaso e pensiamo alle sue prove dell’esistenza di Dio. Poi sentiamo una voce
recitante che declama alcuni versi dalla Divina commedia di Dante Alighieri.

Paolo e Francesca in una incisione di G. Doré e San Tommaso
Per la cultura italiana che si affacciava al Rinascimento, non per gli studiosi
di Teologia, ma per gli uomini in generale, per la società colta del tempo, era
più sentito, efficace, coinvolgente l’approccio poetico di Dante o quello
filosofico di San Tommaso ? Io penso che solo l’insieme delle due visioni sia
soddisfacente per l’uomo. Nel mito platonico è l’ipotetico prigioniero che si
libera dalle catene ed esce a vedere la realtà: ma poi torna per cercare di
convincere i compagni di sventura: in lui la conoscenza è completa.
Julio Cabrera nel suo "Cine: 100 anos de filosofia, Una introduciòn a la
filosofia a travès del analisis de peliculas" edito in Italia col titolo "Da
Aristotele a Spielberg" (Ed. Bruno Mondadori -2000), introduce i termini
concettidea e concettimmagine per descrivere la maggior completezza della
conoscenza logopatica rispetto alla conoscenza "soltanto" logica. Sostiene
Cabrera che la filosofia sia meglio comprensibile con l’aiuto di uno studio
parallelo dei grandi filosofi e dei grandi films, perché la grandissima capacità
comunicativa del cinema completa e chiarisce i concetti, permettendo di giungere
alla conoscenza logopatica, cioè la conoscenza che aggiunge alla comprensione
logica la partecipazione delle emozioni.
Facciamo un altro passo: anche la semplice trasmissione della conoscenza, pur
senza voler far uso di simulacri, può ingannare a causa delle alterazioni che il
medium introduce sul messaggio.
Esemplifico con una mia opera: un video sulla mendacità della fotografia e del
cinema, che possono dare della realtà una visione molto distorta semplicemente
in seguito a un uso -nel mio caso volutamente- erroneo dello strumento tecnico:
nell’esempio fotografie e filmati con tempi di otturazione eccessivamente
lunghi.
Altrettanto menzogneri possono rivelarsi altri media: il suono, perfino la
parola stessa, regina della comunicazione.

Il medium altera il messaggio: fotografia con tempo
volutamente sbagliato
Per finire una considerazione sulla oggettività della
conoscenza che ci viene dalla fisica:
“. . non è possibile determinare con certezza la posizione che una particella
occupa in un dato istante né la sua velocità . . .”
è il principio di indeterminazione di Heisemberg; non si può applicare alle
particelle elementari la meccanica classica, ma la meccanica quantistica, ne
deriva la valutazione "probabilistica" della posizione di una particella
elementare.
Bisogna aggiungere una considerazione sulla semplice impossibilità materiale di
"illuminare" ad esempio un elettrone per "vederlo": un fotone lo altererebbe.

Tracce di elettroni nella Camera di Wilson
Einstein conclude con una considerazione che richiama il senso greco del
divenire:
La fede in un mondo esteriore indipendente dall'individuo che lo esplora è alla
base di
ogni scienza della natura. Poiché tuttavia le percezioni dei sensi non danno che
indizi
indiretti su questo mondo esteriore, su questo «reale fisico», quest'ultimo non
può essere
afferrato da noi che per via speculativa. Ne deriva che le nostre concezioni del
reale fisico non possono mai essere definitive.
(Albert Einstein: da "Come io vedo il mondo" Ed. Giachini Milano 1951)
Su questi concetti, pensando anche alla recente storia della filosofia, si
potrebbe innestare una serie di riflessioni su temi quali la crisi della fiducia
nell'epistème, l'orientamento allo scetticismo della filosofia del 900, la
confluenza della filosofia nella scienza; temi importanti e già affrontati da
voci molto autorevoli.
In ogni caso la attuale concezione dei rapporti fra arte e conoscenza ne risulta
più complessa e problematica di quella così suggestiva che viene rappresentata
dallo schema ottico-teatrale della caverna platonica.
In conclusione spero di non essere considerato blasfemo se dico che anche
Platone oggi sarebbe d'accordo su alcune affermazioni:
A) la vera conoscenza della realtà è quasi irraggiungibile.
B) la conoscenza trasferita viene alterata dagli stessi media che trasportano i
messaggi.
C) per l'uomo la conoscenza scientifica e filosofica viene arricchita dalla
poesia e dall'arte.
D) nella Repubblica un filosofo-artista può essere preferibile a un filosofo
puro, anche come reggitore dello Stato.
Beppe Domenichini
(dagli atti del Convegno)